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Livorno

Estorsioni ai più piccoli:indagati nove adolescenti

Estorsioni ai più piccoli:indagati nove adolescenti

Usavano la forza del branco per compiere da almeno due anni furti ed estorsioni ai danni di coetanei. Con questa accusa nove ragazzini dai 14 ai 16 anni, italiani, albanesi e macedoni, sono stati sottoposti a misure cautelari disposte dal gip del tribunale dei minori di Firenze

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Usavano la forza del branco per compiere da almeno due anni furti ed estorsioni ai danni di coetanei. Con questa accusa nove ragazzini dai 14 ai 16 anni, italiani, albanesi e macedoni, sono stati sottoposti a misure cautelari disposte dal gip del tribunale dei minori di Firenze Bianca Bellucci per un'inchiesta della questura di Livorno coordinata dal pm Benedetta Parducci. Sette minori si trovano ai domiciliari (nei loro confronti è stata decisa la misura della permanenza in casa), altri due sono stati invece portati in comunità di recupero.

Gli episodi contestati sono vari e sarebbero tutti avvenuti nella zona del centro di Livorno, tra piazza Grande e piazza della Repubblica, in pieno giorno. L'ufficio minori della questura di Livorno e la sezione di pg della procura dei minori di Firenze hanno individuato finora cinque vittime dei presunti soprusi.
L'indagine è partita dopo la denuncia da parte di una delle vittime. Secondo quanto ricostruito dalla polizia il gruppo di giovani si approfittava in modo particolare di ragazzini più piccoli o che riteneva più deboli, facendo loro sborsare anche piccole cifre (in qualche caso solo alcuni euro), ma sempre sotto la minaccia della violenza. Tanto che le vittime sono state costrette, a un certo punto, a cambiare strada o a rifugiarsi nei negozi quando passeggiavano e vedevano qualcuno del gruppo dei nove o a cambiare luoghi di incontro con gli amici.

«In certi casi - ha spiegato l'ispettore Patrizia Gentile dell'ufficio minori di Livorno - la situazione era talmente incancrenita che la sola visione di questi ragazzi spingeva le vittime a cedere denaro». «La reazione dei genitori al momento dell'esecuzione delle misure - ha aggiunto Francesco Zerilli, capo della divisione anticrimine della questura livornese - è stata di disperazione.
Ma bisogna dire che le famiglie erano informate da tempo di ciò che facevano i propri ragazzi e in alcuni casi avevano anche sminuito gli episodi come 'bravate da bambini'. Da un atteggiamento come questo può nascere un'idea di impunità come questi giovani ormai sembrano avere».

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di Redazione web