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Confindustria: politici incapaci
Scontro sul caso Limoncino, «discarica subito aperta»
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LIVORNO. «L'impianto del monte La Poggia dovrà diventare pienamente operativo appena saranno completate le opere di approntamento: in caso contrario resterebbe gravemente compromessa l'affidabilità del territorio, con buona pace dei richiami, sempre più teorici, a nuovi investimenti». Dopo un incontro con i titolari della società Bellabarba, che sta realizzando una discarica di rifiuti inerti, speciali al Limoncino, i vertici di Confindustria scendono in campo attaccando i palazzi della politica con parole e toni di inusuale asprezza. Col capitolo discarica che rischia di innescare un cortocircuito istituzionale a catena. In una nota inviata dalla sede degli industriali si legge che nel corso dell'incontro con i proprietari dell'ex cava «è stata ribadita piena fiducia nella magistratura, con la certezza che l'azione dei giudici non possa che contribuire a fare chiarezza su tutti gli aspetti della questione». La Procura, per ora, ha inviato cinque avvisi di garanzia a dirigenti di Comune e Provincia, progettisti e rappresentanti della stessa società. «Ciò, tuttavia - continua la nota - non attenua le gravissime perplessità generate dal modo con cui vengono gestiti gli aspetti burocratici e politici di un progetto che ha seguito con linearità tutti gli adempimenti procedurali fino al rilascio dell'autorizzazione, per rispondere a una pressante esigenza delle imprese e del territorio». L'affondo degli industriali arriva all'indomani di un nuovo botta e risposta infuocato ai piedi del monte La Poggia: da una parte gli imprenditori che hanno iniziato a trattare la strada che porta al sito, dall'altra il comitato che difende con convinzione la «illegittimità» dei lavori. Confindustria tira dritto: «Con i modi con cui viene condotta tutta la questione emerge con incontestabile chiarezza come, in assenza di garanzie operative e certezza del rispetto delle regole, per le imprese non è possibile investire sul territorio. Non si spiega altrimenti come, un'azienda in possesso di tutte le autorizzazioni, da mesi non riesca a svolgere la propria attività e sia soggetta a estemporanee iniziative dei vari enti preposti, tendenti - scrivono ancora da Confindustria - a improbabili "soluzioni alternative" prive di qualsiasi attendibilità, che metterebbero a rischio investimenti e occupazione». Gli industriali parlano di «vicenda anacronistica» e sostengono che «per scongiurare ulteriori danni economici e occupazionali, l'unico dato certo resta l'entrata in piena operatività dell'impianto. La prima regola fondamentale per attrarre investimenti è saper consolidare le attività esistenti, questo è l'efficace biglietto da visita per i potenziali investitori, che resteranno tali fino a quando non saranno garantite regole certe». Il primo a rispondere per le rime agli industriali è il capogruppo dell'Italia dei Valori in Comune, Andrea Romano, che - come è noto ma non scontato - fa parte della maggioranza: «L'associazione degli industriali ha perso ormai ogni contatto con la realtà e con il senso di responsabilità». «Mettersi le fette di salame sugli occhi - scrive il dipietrista - ignorando sia la sacrosanta protesta popolare che un'inchiesta della Procura pesante come un macigno, non aiuterà il territorio, ma aggiungerà caos al caos, riproponendo la vergognosa contrapposizione fra lavoratori e comitati». «L'impegno delle istituzioni e delle forze politiche a trovare valide alternative - chiude - non va condannato, ma incoraggiato: le associazioni di categoria dovrebbero dare una mano per garantire il futuro delle aziende in un quadro di sostenibilità, anzichè sventolare con fare prepotente le scartoffie sulle quali la magistratura ha ancora tanto da chiarire». J.G.
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