Lutto
Ironia e nostalgia la festa è pop con i Gatti Mézzi
Humour e atmosfere popolari questa sera in Fortezza Vecchia, sul palco dell'arena centrale, si tratta di un progetto di Guascone Teatro ed i Gatti Mezzi con Andrea Kaemmerle, ed i Gatti mezzi
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LIVORNO. Humour e atmosfere popolari questa sera in Fortezza Vecchia, sul palco dell'arena centrale (ingresso dalla stazione marittima). Si tratta di un progetto di Guascone Teatro ed i Gatti Mezzi con Andrea Kaemmerle, ed i Gatti mezzi (Tommaso Novi e Francesco Bottai).
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Uno spettacolo che nasce da emozioni e riflessioni di Andrea Kaemmerle (attore, comico, scrittore di teatro toscano) e dei Gatti Mézzi, duo pisano che in chiave originalissima si destreggia tra jazz, swing e musica popolare. «Accadde una sera, in una pausa bivacco, tra affreschi ed ironie altissime in salsa pisana e scorribande balcaniche, che ci siamo confessati una immensa ed un po' sospetta attrazione per i manifesti pubblicitari del "Liscio", per quelle donne felliniane, truccatissime ed ammiccanti alla maniera antica» raccontano i tre. Ma in fondo anche per quegli uomini dalle 13 tastiere, litri di tinture per capelli e boschi di gilet, possessori magnanimi di furgoni ammaccati e mogli dalle cosce immense.
Lo spettacolo è un omaggio staordinariamente comico alla cultura popolare di feste patronali, sagre ed altre mille iniziative che da secoli abbelliscono l'Italia e riempiono i suoi muri con promesse di gigantesco divertimento ipotecato nei sorrisi di bellone dai nomi improbabili.
«Che si discenda da ex partigiani o camerati, magari da incerti "cameragni", è sicuro che i nostri geni arrivano da nonni, zii e cugini decisamente ballerini tirati su a salsicce e vin rosso» spiegano gli autori. Spettacolo brillante e sagace, girandola impazzita di personaggi trasognati e buffoneschi, cocktail di canzoni, sberleffi, scherzi improvvisazioni e poetici tuffi nella dolcezza.
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Uno spettacolo che nasce da emozioni e riflessioni di Andrea Kaemmerle (attore, comico, scrittore di teatro toscano) e dei Gatti Mézzi, duo pisano che in chiave originalissima si destreggia tra jazz, swing e musica popolare. «Accadde una sera, in una pausa bivacco, tra affreschi ed ironie altissime in salsa pisana e scorribande balcaniche, che ci siamo confessati una immensa ed un po' sospetta attrazione per i manifesti pubblicitari del "Liscio", per quelle donne felliniane, truccatissime ed ammiccanti alla maniera antica» raccontano i tre. Ma in fondo anche per quegli uomini dalle 13 tastiere, litri di tinture per capelli e boschi di gilet, possessori magnanimi di furgoni ammaccati e mogli dalle cosce immense.
Lo spettacolo è un omaggio staordinariamente comico alla cultura popolare di feste patronali, sagre ed altre mille iniziative che da secoli abbelliscono l'Italia e riempiono i suoi muri con promesse di gigantesco divertimento ipotecato nei sorrisi di bellone dai nomi improbabili.
«Che si discenda da ex partigiani o camerati, magari da incerti "cameragni", è sicuro che i nostri geni arrivano da nonni, zii e cugini decisamente ballerini tirati su a salsicce e vin rosso» spiegano gli autori. Spettacolo brillante e sagace, girandola impazzita di personaggi trasognati e buffoneschi, cocktail di canzoni, sberleffi, scherzi improvvisazioni e poetici tuffi nella dolcezza.
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