Gioco
Commozione e brindisi in questura per laddio al collega: lavorava in questura a Livorno dal 1976
"Mondo", poliziotto nell'anima
In pensione dopo 40 anni di servizio il sostituto commissario Pasquali
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LIVORNO. Sessant'anni appena compiuti, di cui due terzi trascorsi in polizia. Una vita. Sembra strano vedere Edmondo Pasquali (nella foto) andare in pensione. Lui, per gli amici Mondo, che ha sempre lavorato nell'ombra. E che, nonostante ciò, ha sempre fatto sentire la sua presenza, lasciando nella questura livornese un'impronta indelebile. Quarant'anni di servizio di cui 35 passati nella questura di Livorno. Pasquali è arrivato in città nel 1976 da vicebrigadiere: «Mi mandarono qui per organizzare la sezione narcotici: cercavano un esperto di droga», ricorda emozionato, mentre decine di colleghi, il vicario Paolo Rossi in testa, gli stringono la mano in segno di stima e affetto. Catanese - il babbo era un partigiano romano - ha intrapreso la carriera di poliziotto da ragazzo: «Vivevo in quartiere critico dove c'era la delinquenza. Io e altri ce ne siamo andati, scegliendo la legge». Fino al 1981 ha lavorato ai servizi investigativi della squadra mobile, dopo alla narcotici e alla buon costume, dove è rimasto fino al 1987 per poi passare alla divisione amministrativa e sociale come responsabile della squadra amministrativa, fino al 1992. Da allora fino 31 maggio dell'anno scorso ha prestato servizio alla Digos con il comando delle squadre e settori, e poi come coordinatore della sezione investigativa ed informativa. Nel corso del tempo ha sempre sostituito il dirigente in caso di assenza. Nell'ultimo anno Pasquali ha lavorato al Gabinetto come responsabile (sostituito alla Digos da Umberto Leonardini). Tante indagini, tanti casi risolti, dal terrorismo agli omicidi fino alle rapine. Due ricordi su tutti: «Anni '80, era il 1 maggio ed ero di turno: venne uno a costituirsi dicendo che aveva ucciso la moglie: era tutto vero, solo che lui più che confessare voleva rifugiarsi in questura perché il padre della vittima voleva farlo fuori - racconta sorridendo - Un'altra volta un uomo appena uscito di galera venne in questura per farsi rimpatriare perché era senza soldi, ma dalle veriche scoprimmo che era ricercato e invece di aiutarlo fummo costretti a riportarlo in carcere». Una carriera ricca di premi: un encomio per le indagini su vandalismi alla sinagoga; croci di bronzo (1997), argento (2002) e d'oro nel 2010. Inoltre ha avuto la Medaglia d'oro per merito di servizio nel 1998 e nel 2005 gli è stata conferita l'onoreficenza di Ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica. (l.l.)
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