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Livorno

 LIVORNO. E mentre al Limoncino le indagini entrano nel vivo, l'ex cava di Monteburrone ...

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 LIVORNO. E mentre al Limoncino le indagini entrano nel vivo, l'ex cava di Monteburrone - dopo l'invio di tre avvisi di garanzia a un rappresentante della famiglia Bellabarba, al proprietario del sito e al direttore dei lavori - resta sotto sequestro. Il sito (che si trova proprio sotto al monumento a Ciano ed è gestito anche dalla società Bellabarba su un terreno di proprietà della famiglia Canaccini) è oggetto di un intervento di «ripristino ambientale» autorizzato dal Comune nel 2008. In pratica qui finiscono le terre e le macerie che arrivano dai cantieri pubblici: dalla Venezia alle strade del centro. A febbraio la svolta: la guardia forestale, guidata dal comandante Luca Barattini, ha messo i sigilli ai cancelli per il sospetto conferimento nel terreno di materiale non autorizzato. Subito sono scattati i controlli di Arpat e le carte sono finite in Procura. A quanto risulta, le controanalisi fatte fare sia dall'Agenzia per la protezione ambientale che dai privati gestori e proprietari (nei laboratori di Aamps) avrebbero evidenziato che nel sito sono effettivamente finiti materiali inerti di classe B. Tanto che il Gip ha accettato la richiesta di dissequestro preventivo presentata dai privati. Ma i cancelli dell'ex cava sono ancora sbarrati. Dove sta il problema? Secondo la forestale, «data la delicatezza ambientale dell'area», lungo la panoramica dovrebbero finire solo materiali di classe A, una sorta di "inerti di prestigio". Affermazione che non convice né i gestori né i tecnici del Comune. Il Pm Antonella Tenerani, che sta seguendo il caso, ha deciso per la nomina di due consulenti. Il sito è ancora sotto sequestro probatorio.

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