Gioco
Bellabarba: i politici siano chiari
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Federico Bellabarba«Se vogliono dare la gestione ad altri devono parlare prima con noi»
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LIVORNO. Ieri mattina, Federico Bellabarba, legale rappresentante della società che sta costruendo la discarica del Limoncino, ha salito le scale del Palazzo di Giustizia insieme al suo legale, l'avvocato Anna Francini, per presentarsi in procura dove era in programma il suo interrogatorio. Bellabarba, come del resto gli altri indagati, Andrea e Antonio Rafanelli, Gianfranco Chetoni e Reginaldo Serra, si è avvalso della facoltà di non rispondere, visto che, come ha spiegato l'avvocato Francini, si vogliono valutare approfonditamente gli aspetti tecnici delle accuse, e al momento non è stato ancora possibile conoscere gli atti. Ma se l'imprenditore livornese ha preferito non rispondere in procura, ha invece parlato con il cronista, non nascondendo affatto la sua amarezza per la situazione che si è venuta a creare sulla discarica. Ma oggetto delle sue critiche non è tanto la magistratura, che «ha eseguito un atto dovuto» - dopo le varie denunce, quanto la politica locale e i suoi atteggiamenti sulla vicenda. «Ho la massima fiducia nell'operato della magistratura, e per questo - ha dichiarato Bellabarba - per quanto abbia una grande preoccupazione per gli investimenti fatti e per tutte le persone che ci lavorano, personalmente mi sento sereno e con la coscienza a posto. Invece - ha proseguito - non ho affatto apprezzato quello che stanno facendo e dicendo i politici livornesi». Secondo l'imprenditore, infatti, qui, da parte dei politici si fanno discorsi che non tengono in alcun conto le problematiche di impresa, e soprattutto senza interpellare o perlomeno informare i diretti interessati: «Leggo sul giornale di un piano "b", poi di piano "c", e senza che nessuno abbia sentito la necessità di parlarmene. Questo - si accalora Bellabarba - non va bene: io sono un imprenditore e sono disponibile a parlare con tutti, basta mettersi ad un tavolo e si può discutere di tutto, al limite anche del fatto che altri debbano gestire la discarica». E in conclusione Federico Bellabarba, ricordando che la sua azienda ha sempre operato con correttezza e che continuerà a farlo - «magari a Pisa» - parla anche della questione del telone dato alle fiamme: «Abbiamo dovuto spendere altri 50mila euro per comprare un altro telo impermeabilizzante, e adesso abbiamo quasi terminato la posa in opera. A questo proposito - sottolinea l'imprenditore - vorrei mettere in chiaro una cosa: secondo quanto prescrive la legge, per questo tipo di discarica sarebbe stato sufficiente lo strato di argilla sul fondo, e invece abbiamo speso 700mila euro per i teli che forniscono un ulteriore protezione ambientale. E poi - conclude Bellabarba - non scordate che lì intorno abbiamo 139 ettari di terreno: siamo i primi a non volere problemi ambientali». R.C.
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