Il Tirreno

Livorno

«Ecco perché le regole sono state rispettate»

Federico Bellabarba (a sinistra) nella cava con un rappresentante del comitato anti-discarica
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Federico Bellabarba (a sinistra) nella cava con un rappresentante del comitato anti-discarica

Conformità urbanistica, la strategia dell'avvocato Francini

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 LIVORNO. «Le accuse della Procura, stando a una prima lettura delle carte dispondibili, sembrano reggersi su un errore di fondo: quando si parla di non conformità urbanistica si fa riferimento a quella parte dell'articolo 34 del regolamento urbanistico che regola il ripristino delle cave dismesse: ma quella del Limoncino, quando sono state richieste le autorizzazioni per la strasformazione in discarica, era a tutti gli effetti una cava attiva». È su questa distinzione tecnica che si baserà gran parte della difesa sia del dirigente del Comune, Gianfranco Chetoni, che del rappresentante legale della società Bellabarba, Federico Bellabarba, difeso dall'avvocato Anna Francini.  L'interrogatorio di Bellabarba è fissato per oggi, ma il legale fa sapere che «il mio assistito si avvarrà della facoltà di non rispondere in attesa di conoscere, visto il carattere tecnico delle contestazioni, gli atti che sorreggono l'imputazione».  Imputazione che, continua l'avvocato Francini, «per quanto abbiamo potuto leggere fino a oggi, sembra viziata da un errore di fondo: quando si richiama l'articolo 34 non si tiene presente che al momento della presentazione della richiesta di autorizzazione al ripristino, quella del Limoncino non era una cava dismessa, ma un sito in attività».  La carta che regge tutto il castello delle autorizzazioni (e delle imputazioni) è proprio il parere di conformità urbanistica rilasciato il 9 ottobre del 2008 dal dirigente del Comune, Gianfranco Chetoni. Parere che secondo la Procura è «in aperta violazione delle prescrizioni contenute nell'articolo 34 delle norme tecniche di attuazione del regolamento urbanistico». Al centro di tutto c'è l'interpretazione dell'articolo 34 e di ciò che si può fare in caso di «rinaturalizzazione». Nell'avviso di garanzia inviato ai cinque indagati si legge che «il regolamento urbanistico consente, nelle cave, solo interventi finalizzati alla riduzione dell'inquinamento, del rischio idraulico e del dissesto idrogeologico». La difesa sostiene che «questo paragrafo è riferito alle cave dismesse, diverso è quando si parla di cave attive». «Per questo - chiude Francini, che comunque si riserva di leggere tutti gli atti - l'indagato viene chiamato in causa errando». J.G.

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