Toscana
CINQUE E CINQUE Effetto Venezia, quel che conta è la festa?
Cristiana Grasso
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Che potesse scomparire così, da un’estate all’altra, in fondo nessuno voleva crederci. Niente ciabattare lungo i fossi “e ieri sera c’ho incontrato il mondo”, niente cene sotto le stelle delle quali poi lamentarsi per i prezzi troppo alti e i piatti di carta, niente fuochi e bancarelle. Impossibile, un inizio d’agosto senza Effetto Venezia, senza quel rito che sembra essere sempre esistito e che trascina nel quartiere più antico un pubblico stranamente trasversale, mix di età e professioni, passioni e formazioni.
Era impossibile, e infatti Effetto Venezia alla fine eccolo qua: raccattati non senza fatica i soldi, pericolo scampato e alla prossima edizione (si farà? non si farà?) c’è un anno per pensare. Intanto, almeno per ora, quella che anche i livornesi si sono abituati a definire la “kermesse” da pronunciare con la “e” finale, è salva.
E non importa se dagli anni d’oro degli esordi ad oggi si sono persi per strada grandi nomi nazionali e persino internazionali (a volte, si sbilanciavano i più critici, anche troppo grandi e costosi), se a confrontare certi giorni del calendario 2011 quasi non si notano le differenze delle proposte, se il tema della Francia (come del resto la Spagna dello scorso anno) non è che poi infiammi granché, se si sono fatti i salti mortali per fare quadrare i conti cercando di mantenere l’immagine del festival fatto (anche) di arte, cultura e spettacolo. Alla fine, per tutti gli effetto venezia dipendenti, quello che conta è che si faccia festa.
Era impossibile, e infatti Effetto Venezia alla fine eccolo qua: raccattati non senza fatica i soldi, pericolo scampato e alla prossima edizione (si farà? non si farà?) c’è un anno per pensare. Intanto, almeno per ora, quella che anche i livornesi si sono abituati a definire la “kermesse” da pronunciare con la “e” finale, è salva.
E non importa se dagli anni d’oro degli esordi ad oggi si sono persi per strada grandi nomi nazionali e persino internazionali (a volte, si sbilanciavano i più critici, anche troppo grandi e costosi), se a confrontare certi giorni del calendario 2011 quasi non si notano le differenze delle proposte, se il tema della Francia (come del resto la Spagna dello scorso anno) non è che poi infiammi granché, se si sono fatti i salti mortali per fare quadrare i conti cercando di mantenere l’immagine del festival fatto (anche) di arte, cultura e spettacolo. Alla fine, per tutti gli effetto venezia dipendenti, quello che conta è che si faccia festa.
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