Il Tirreno

Livorno

Calgaro, Confesercenti: il Comune non applichi la nuova norma nazionale

«No alle maxi-aperture o le botteghe moriranno»

Anna Cecchini
Persone che passeggiano in via Grande davanti ai negozi e a sinistra Maristella Calgaro presidente Confesercenti
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Persone che passeggiano in via Grande davanti ai negozi e a sinistra Maristella Calgaro presidente Confesercenti

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 LIVORNO. Il grido di allarme viene da Confesercenti, preoccupata per la sopravvivenza dei negozi cittadini. Un allarme che nasce dall'approvazione, a livello nazionale, delle nuove disposizioni in materia di orario di apertura di attività commerciali e pubblici esercizi. «In pratica si potrà stare aperti per 365 giorni all'anno - spiega Maristella Calgaro, presidente Confesercenti - per 24 ore al giorno senza nessuna restrizione territoriale e temporale». A raccontarla così sembrerebbe un'innovazione migliorativa, invece chi di commercio se ne intende fa notare che l'apertura 24 ore su 24 è come una mannaia sui piccoli negozi, quelle botteghe che non possono assumere personale e verrebbero "schiacciate" dalla grande distribuzione.  «La cosa, presentata come provvedimento per rafforzare l'offerta turistica, potrebbe portare a una totale liberalizzazione degli orari di negozi e pubblici esercizi. Come è noto già l'attuale normativa prevede ampie possibilità di deroga di cui Regioni e Comuni si sono abbondantemente avvalsi. Con il nuovo decreto si fa il definitivo salto di qualità negativo. Questa scelta, oltre a essere di dubbia costituzionalità, appare improponibile. Si otterrà l'effetto di devastare il già precario assetto della struttura del commercio tradizionale, fatto di botteghe e piccoli negozi». Confcommercio, nella speranza di non essere costretta a veder morire decine di esercizi commerciali per colpa della liberalizzazione degli orari, lancia un appello al Comune, invitando gli amministratori a riflettere prima di applicare la norma a livello locale.  Una riflessione che a palazzo civico è già stata avviata, come precisa l'assessore al commercio Paola Bernardo: «Indubbiamente l'apertura indiscriminata può favorire le grandi catene che possono ammortizzaare i costi. Comunque visto che esiste una norma regionale in materia (la legge 28 del 2005, avvieremo un confronto con la Regione per capire quali limiti l'applicazione della nuova legge possa avere a livello locale. È un problema molto sentito, sia a livello commerciale, perché resta aperta la domanda se a maggior apertura corrisponda maggior spesa dei citadini, e a livello di diritti dei lavoratori, perché è fondamentale garantire una turnazione».  Di conflitto normativo parla anche Fabio Saller, dirigente dell'ufficio commercio del Comune: «Esiste la norma regionale - spiega che stabilisce come in Toscana, sul versante commerciale, non esistono comuni turistici. Bisogna capire se e come va applicato il nuovo decreto».

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