Sicurezza
Limoncino choc. Ecco le ipotesi alla base dellinchiesta sullex cava. Sotto accusa gli atti di Comune e Provincia
La Procura: quella discarica è illegittima
Alessandro Guarducci
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Uno scorcio dellex cava del Monte La Poggia dove è quasi ultimata la discarica da parte della società Bellabarba «Il progetto non è conforme al piano regolatore e poi la collina è a rischio frane»
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LIVORNO. Per la Procura livornese, il procedimento che ha autorizzato la realizzazione della discarica del Limoncino è viziato. E per più di un motivo. Questo, almeno, è quanto emerge dalle carte dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Filippo Maffeo che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone: Gianfranco Chetoni (dirigente del Comune), Reginaldo Serra e Andrea Rafanelli (dirigenti della Provincia), Antonio Rafanelli (geologo e progettista), Federico Bellabarba (responsabile legale della società che ha richiesto l'autorizzazione). Si comincia con il parere favorevole al progetto espresso dal'ingegnere Gianfranco Chetoni, dirigente dell'ufficio urbanistica del Comune, il 9 settembre 2008. Secondo la Procura, infatti, mancherebbero i presupposti per la conformità urbanistica tra il progetto della discarica (da destinare a rifiuti speciali non pericolosi inerti e inorganici) e il piano regolatore comunale: «Chetoni qualificava il progetto come "intervento di rinaturalizzazione della cava" in aperta violazione delle prescrizioni contenute nell'articolo 34 delle norme tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico che consente, nelle cave, soltanto interventi finalizzati alla riduzione dell'inquinamento, del rischio idraulico e del dissesto ideologico». Secondo gli inquirenti, esprimendo questo parere favorevole, Gianfranco Chetoni «intenzionalmente procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale alla Gaetano Bellabarba & c.», e anche a Antonio Rafanelli «che avrebbe potuto dirigere i lavori per la costruzione degli impianti». Di qui l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio, sostenuta dalla Procura nei confronti del dirigente del Comune. Per Chetoni, inoltre, viene ipotizzato anche il reato di falso perchè proprio con quel parere avrebbe indotto in errore l'architetto Reginaldo Serra, che poi rilasciava l'autorizzazione che, secondo la procura, «è ideologicamente falsa nella parte relativa alla ritenuta conformità urbanistica dell'impianto di discarica». Ma quell'autorizzazione, per gli inquirenti, zoppica anche per altre ragioni. A giudizio della Procura, infatti, Reginaldo Serra - dirigente dell'ufficio Tutela Ambientale della Provincia - avrebbe rilasciato il 22 aprile 2009 l'autorizzazione integrata ambientale violando il decreto legislativo 13 gennaio 2003 dove è prescritto che «gli impianti di discarica per rifiuti anche non pericolosi, non devono ricadere in aree dove i processi geologici superficiali quali le frane e l'instabilità dei pendii, possono compromettere l'integrità della discarica e delle opere connesse». Gli inquirenti, infatti, sottolineano che il versante collinare del monte La Poggia, interessato dalla discarica, «negli studi di pericolosità geomorfologica, a supporto del piano strutturale del Comune, è inserito in classe 4 "pericolosità geomorfologica elevata"», mentre il pendio soprastatnte è «instabile anche perchè già interessato nel recente passato da movimenti franosi». Nonostante ciò, il dirigente della Provincia ha autorizzato la realizzazione del progetto: per la Procura lo avrebbe fatto per «procurare intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale alla Gaetano Bellabarba & c. e a Antonio Rafanelli». Anche nei confronti di Serra è stato ipotizzato il reato di concorso in abuso d'ufficio. Pare proprio di capire che in Procura ci siano molte perplessità sul fatto che il monte la Poggia fosse una zona idonea a ospitare una discarica. Una conferma, in tal senso, arriva anche per quanto riguarda il coinvolgimento nell'inchiesta di Andrea Rafanelli, all'epoca funzionario dell'ufficio Rifiuti e bonifiche della Provincia. La Procura, ipotizzando sempre il reato di abuso d'ufficio in concorso, gli contesta non solo la partecipazione al procedimento di V.i.a. in violazione del codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (per gli inquirenti si sarebbe dovuto astenere visto che era nipote di Antonio Rafanelli, progettista e direttore dei lavori), ma anche il fatto di aver omesso «di rilevare ed evidenziare l'illegittimità urbanistica» del progetto della discarica. Infine, la Procura ipotizza l'ipotesi di abuso edilizio per Federico Bellabarba (come richiedente l'autorizzazione, gestore dell'impianto e committente del progetto) e per Antonio Rafanelli (progettista e direttore dei lavori) per aver «eseguito le opere e gli impianti per la realizzazione della discarica previsti negli elaborati progettuali senza un valido titolo, essendo l'autorizzazione integrata ambientale illegittima». Insomma, per il pm Filippo Maffeo la discarica non avrebbe dovuto essere realizzata lì. Anche se per l'impianto in fase di ultimazione non è stato chiesto, per ora, alcun provvedimento.
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