Il Tirreno

Livorno

Jonathan, il risveglio dopo mesi di coma «Tifiamo per te»

Lara Loreti
<strong>UN GIOVANE FORTE.</strong> Jonathan Migliacci ha 36 anni A sinistra il punto dove c’è stato l’incidente
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UN GIOVANE FORTE. Jonathan Migliacci ha 36 anni A sinistra il punto dove c’è stato l’incidente

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LIVORNO. Reina. Il nome di sua figlia, in spagnolo vuol dire regina. È la prima e l'unica parola che Jonathan Migliacci, 36 anni, ha pronunciato al risveglio, dopo un mese e mezzo di coma. Un miracolo. Seguito da un'emozione grande: quella provata di fronte alla maglia dell'Inter. Gliela hanno regalata i suoi familiari. Jonathan non riesce a muoversi né a parlare; usa solo, a fatica, la parte sinistra. Ma con il braccio ha cercato di indossare quella maglia e quei colori che ha tatuati sul cuore. Una battaglia durissima la sua. La battaglia per la vita. Che insieme a lui stanno combattendo la moglie, le due bimbe di tre anni e sei mesi (la camera è tappezzata di foto), i genitori, i parenti e gli amici che lo amano e aspettano il suo ritorno alla quotidianità.  Jonathan, operaio della Lmt, dal 17 giugno si trova a Volterra, alla clinica del risveglio. Ha aperto gli occhi il 5 luglio. Un risveglio lento e difficile. All'inizio era ancora in coma farmacologico, poi piano piano ha ricominciato a dare flebili, ma importanti segnali di vita. Piccoli passi in un cammino di speranza. E sono in tanti a crederci. Lo scorso 27 maggio il giovane ha avuto un brutto incidente sul viale Italia, all'altezza della porta San Leopoldo dell'Accademia. Alle 2.33 è uscito dal lavoro, ha fatto la doccia, come tutti i colleghi portuali, e poi ha preso il suo scooter diretto verso casa: abita in via Mondolfi 319. Ma di fronte all'Accademia ha sbattuto contro la segnaletica della freccia. «Un cartello basso e pericoloso - dice il padre Mario - Non è ben visibile e non è la prima volta che qualcuno ci finisce contro». L'impatto è stato durissimo e Jonathan è finito a terra rovinosamente. Un grave trauma cranico il suo, con arresto cardiaco. Era notte e il suo corpo è rimasto per un periodo a terra, senza soccorsi. L'allarme è scattato dopo un po', quando una persona di passaggio se n'è accorta e ha chiamato il 118. I volontari insieme al medico l'hanno ripreso in extremis: l'hanno rianimato più volte, sul posto e poi durante il tragitto verso l'ospedale.  Per tre settimane Jonathan Migliacci è stato ricoverato in Rianimazione a Livorno. Giorni e notti interminabili per i genitori: «È stato un periodo terribile: venti giorni seduti su una pianta, nel cortile dell'ospedale, a pregare e sperare che si svegliasse - racconta il padre Mario, gli occhi lucidi - Poi finalmente l'hanno portato a Volterra. Ma la situazione è ancora molto incerta: i medici non si pronunciano. E noi siamo qui in attesa... Dicono che prima di sapere qualcosa di più dovranno passare almeno 9 mesi di riabilitazione».  Questa è la fase più delicata per il recupero di Jonathan. «Vederlo così è straziante - dice il padre, distrutto - Muove solo la parte sinistra e comunica con noi con strette di mano. Fa un po' fatica a riconoscere. Io cerco di stimolarlo, chiedendogli di salutare gli zii e i cugini. E quando lui vuole comunicare con loro, mi stringe la mano. Ricordo ancora quella mattina, erano le 10.30 quando mi chiamò mia figlia: "Papà, mi stanno scortando all'ospedale, Jonathan ha avuto un grave incidente"». I genitori stanno dando la vita per lui: dopo il fatto, hanno lasciato la trattoria Il Canapino, che gestivano in via Terrazzini, e si sono trasferiti a Volterra.  Jonathan è conosciutissimo in città: oltre a lavorare alla Ltm, fa l'organizzatore di eventi. Inoltre è un appassionato di fotografia: prima dell'incidente, stava seguendo un corso professionale. Proprio per questo, per la sua affabilità e la sua notorietà, tutta la città s'è stretta intorno a lui. Nei giorni scorsi la Trattoria 11 (Fabiano), Vizi e Virtù, la Vela e il Vinaino hanno organizzato una cena di beneficenza per lui. Lo stesso ha fatto Lenny Bottai che con il suo staff ha devoluto a lui l'incasso di un incontro. «Voglio ringraziare loro e anche Ltm, Tdt, Cpl, Porto Duemila e Roberto Piccini, la Cooplat e Goldbet per l'aiuto importante che ci hanno dato - dice il babbo Mario - Un grazie speciale anche al sindaco Alessadro Cosimi, Umberto Vivaldi, ai medici Roncucci, Bigazzi, Catalani, Augusti e Campana e il dottore del 118 che di fatto gli ha salvato la vita».

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