Il Tirreno

Livorno

Quando il gioco è una droga

Roberto Cestari
I livornesi dipendenti dal gioco d’azzardo possono rivolgersi a un gruppo d’aiuto che ha la sua sede alla Svs
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I livornesi dipendenti dal gioco d’azzardo possono rivolgersi a un gruppo d’aiuto che ha la sua sede alla Svs

Carte, scommesse, videopoker: raddoppiate le dipendenze

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Tra le dipendenze, c'è anche quella del gioco, una dipendenza che, come testimonia il libro edito dal Cesvot «Le nuove dipendenze. Analisi e pratiche di intervento» di Valentina Albertini e Francesca Gori, vede crescere sempre di più le persone coinvolte.  Ma contro questi problemi esistono anche dei gruppi di auto-aiuto, che però, si badi bene, sono anche in qualce modo collegate con le Asl, centri che naturalmente nascono dove queste situazioni sono più pesanti e coinvolgono un maggior numero di persone.  E uno di questi centri, quello dell'Associazione Giocatori Anonimi, non per caso è in funzione da anni a Livorno - dove il numero di giocatori e scommettitori patologici è in preoccupante crescita - in una stanza messa a disposizione dalla Svs nella sede di via San Giovanni.  E Giovanni è l'uomo che risponde al telefono nei primi contatti di chi chiede aiuto all'associazione, e partecipa con altri alle riunioni di gruppo.  Giovanni, 46 anni, laureato, e un ex giocatore compulsivo, o per dirla come lui, «un malato di gioco che è riuscito a smettere di giocare». E che non ha problemi a ha raccontare la propria storia: «Ho inizato a giocare a poker a 16 anni, e poi le carte mi hanno preso la mano: pensavo tutto in funzione del gioco, in pratica era diventata la mia vita. E quando ho smesso con le carte, sono passato ai videopoker».  «Io - prosegue a raccontare - ho vinto anche tanti soldi con le carte, parliamo di piatti anche di 500-1.000 euro, ma stavo buttando via la vita: non avevo più affetti, non vedevo più mio figlio. E allora ho capito che in ogni caso sarei stato un perdente, e mi sono rivolto al Sert, dove il il dottor Mauro Pini ma ha indirizzato a questa associazione, che dal 2004 funzionava a Livorno».  Giovanni spiega che alla fine, e per sua fortuna in tempi relativamente brevi, è riuscito a smettere di giocare, e adesso è diventato la persona che prende i primi contatti con i giocatori compulsivi che vogliono smettere questa schiavitù.  «Livorno è sempre stata una città di giocatori - sottolinea - ma bisogna distinguere tra i cosidetti giocatori "sociali", che fanno la loro giocata e poi pensano ad altro, e quelli compulsivi, che invece non possono fare a meno di giocare, al videopoker, alle carte, al gratta e vinci, e che si rovinano in tutti i sensi. E che purtroppo sono in aumento».  Su quanti siano igiocatori compulsivi a Livorno non ci sono statistiche, ma i dati che fornisce Giovanni sono fin troppo eloquenti: «Fino ad un paio di anni fa alle riunioni intervenivano 6 o 7 persone, adesso la media è di una quindicina di persone, tanto che stiamo pensando di cercare una stanza più grande per accogliere tutti».  Il telefono dei primi contatti - aggiunge l'operatore dei Giocatori Anonimi - suona in continuazione tutti giorni della settimana, e ogni volta registiamo nuove richeste di aiuto».  Ma chi è che si rivolge a questa associazione? La maggior parte delle persone sono uomini, di un'età compresa tra i 35 e i 50 anni. Abbiamo avuto anche dei ragazzi molto giovani, anche minorenni, ma qualche mese addietro, e ultimamente ne sono venuti un po' meno Ci sono anche delle donne, ma sono in minoranza - «forse non fa loro piacere trovarsi in mezzo a tanti uomini» - ma quello che spicca è la presenza di gente di tutte le classi sociali. «Abbiamo laureati e persone che hanno la terza media - dice Giovanni - operai e professionisti, impiegati e autotrasportatori, tutti malati di gioco».  Ma quali sono i giochi che più attanagliano i livornesi? «Un po' tutti, visto che qui le occasioni di giocare non mancano - spiega Giovanni - ma accanto ai cavalli, che da noi hanno sempre un certo fascino, sono cresciute di gran numero le scommesse sul calcio, ma il problema principale adesso sono i videopoker».  E quali sono le percentuali di successo di questi incontri di auto-aiuto? «Molto alte - conclude Giovanni - ma non bisogna mai dimenticare che si rimane giocatori compulsivi per tutta la vita: quindi non si può pensare di tornare a giocare e di controllarsi. E non è male, ogni tanto, tornare in gruppo, per mantenere sempre alto lo stato di allerta».

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