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La raffineria Eni tra gli obiettivi elencati dal killer di Oslo
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Il documento di Breivik a pagina 983Nel documento di 1.500 pagine che rappresenta il testamento ideologico di Anders Behring Breivik si indicano le stragi e gli obiettivi da colpire per ribaltare i "regimi multiculturalisti". Tra questi c'è l'impianto di Livorno
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C'è anche la raffineria Eni di Livorno tra gli obiettivi indicati dal "mostro di Oslo", Anders Behring Breivik, l'uomo che da solo avrebbe ucciso almeno 93 persone (7 con un'autobomba nella capitale norvegese, 86 a colpi di arma da fuoco al raduno dei giovani laburisti sull'isola di Utoya).
In un documento di 1.500 pagine "European Declaration of Independence - 2083" è contenuto il suo testamento ideologico e un manuale per compiere stragi in chiave anti-multiculturalista e soprattuto anti-islamica.
Un capitolo è dedicato alle «operazioni di sabotaggio» definite come «il modo più efficace per mutilare gli attuali regimi multiculturalisti dell'Europa occidentale»: il testo è ricco di dettagli tecnici su come organizzarle, e c'è anche una lista di potenziali obiettivi, tra i quali spiccano anche 16 raffinerie italiane tra cui quella livornese.
Il documento, infatti, elenca gli impianti di Porto Marghera, Milazzo, Sarroch, Trecate, Gela, Sannazzaro de Burgondi, Taranto, Livorno, Cremona, Busalla, Roma, Falconara Marittima, Mantova, Augusta, gli Impianti Sud e Nord del siracusano. Un attacco a una raffineria, secondo il documento, richiederebbe per un "Cavaliere della Giustizia" una pianificazione di uno-tre anni, un budget di 30-100 mila euro e provocherebbe danni fino a 40 miliardi di euro.
Un "regime", si legge nel documento redatto in inglese «non può essere sconfitto senza paralizzarne l'economia». L'autore del manifesto consiglia quindi ai potenziali attentatori di studiare i "casi storici", da quello di Oklahoma City a quello dell'11 settembre, che elenca e descrive specificando una stima dei danni economici causati.
In un documento di 1.500 pagine "European Declaration of Independence - 2083" è contenuto il suo testamento ideologico e un manuale per compiere stragi in chiave anti-multiculturalista e soprattuto anti-islamica.
Un capitolo è dedicato alle «operazioni di sabotaggio» definite come «il modo più efficace per mutilare gli attuali regimi multiculturalisti dell'Europa occidentale»: il testo è ricco di dettagli tecnici su come organizzarle, e c'è anche una lista di potenziali obiettivi, tra i quali spiccano anche 16 raffinerie italiane tra cui quella livornese.
Il documento, infatti, elenca gli impianti di Porto Marghera, Milazzo, Sarroch, Trecate, Gela, Sannazzaro de Burgondi, Taranto, Livorno, Cremona, Busalla, Roma, Falconara Marittima, Mantova, Augusta, gli Impianti Sud e Nord del siracusano. Un attacco a una raffineria, secondo il documento, richiederebbe per un "Cavaliere della Giustizia" una pianificazione di uno-tre anni, un budget di 30-100 mila euro e provocherebbe danni fino a 40 miliardi di euro.
Un "regime", si legge nel documento redatto in inglese «non può essere sconfitto senza paralizzarne l'economia». L'autore del manifesto consiglia quindi ai potenziali attentatori di studiare i "casi storici", da quello di Oklahoma City a quello dell'11 settembre, che elenca e descrive specificando una stima dei danni economici causati.
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