Sicurezza
Gallanti: non solo interessi singoli, indispensabile creare una comunità delle banchine
Il sindaco dà lo scossone
«Discutiamo tutto ma guai se decidiamo di non decidere»
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LIVORNO. «Apriamo il dibattito ma non facciamoci imprigionare dall'idea che forse, per scansare guai e battibecchi, è meglio decidere di non decidere un bel nulla». Il sindaco Alessandro Cosimi dice in faccia al presidente dell'Authority Giuliano Gallanti che ha «più di una perplessità» su alcuni aspetti delle idee-guida messe nero su bianco da Palazzo Rosciano. Ma difende forse ancor più di Gallanti l'idea che si possa far finta di nulla. «Guai se il futuro non ce lo costruiamo noi, anche litigando. Verrà presto qualcuno che ci farà ingoiare i vincoli della competitività». Il sindaco prende di petto l'inadeguatezza del governo («mi hanno appena detto che non avremo nei tempi previsti 12 milioni di euro che Roma ci doveva al posto dell'Ici, anzi non sanno nemmeno dirci quando ce li daranno»). Ma evita di farne il parafulmine di tutti i guai: al contrario, invita a cercare uno slancio di innovazione qui e ora. Lo dice senza troppi diplomaticismi di fronte al centinaio di persone in platea al dibattito in casa Pd, che vede il segretario comunale Yari De Filicaia far gli onori di casa (e lanciare l'idea di un "di più" di Toscana sulle banchine, soprattutto nella Porto 2000, che offre lavoro e ricchezza al sistema turistico toscano). Gallanti, in realtà, torna a sottolineare di aver voluto fare uno studio sul riassetto degli spazi portuali partendo da zero, non per eludere il dialogo con realtà esistenti ma per provare a ipotizzare ciò di cui abbiamo bisogno. Da settembre il via alla consultazione. Ma il presidente dell'Authority detta anche l'impostazione che lo anima: a differenza dell'Antitrust ma in linea con quel che si muove in Europa, «credo che la concorrenza si faccia fra sistemi di porti piuttosto che all'interno di un porto fra l'una e l'altra banchina». L'altra sottolineatura sembra una carezza ma in realtà vale come una sferzata: «Perseguire gli interessi aziendali è giusto e legittimo ma è indispensabile lasciare che per un 20-25% si abbia come bussola l'interesse generale del porto. E' solo costruendo questo senso di "comunità portuale" che un porto diventa un grande porto in grado di reggere le sfide della riorganizzazione di flotte e rotte». Al tavolo siedono anche tre dirigenti sindacali e in sala ci sono molti dei precarissimi di Intempo: segno che sulle banchine si crea buona parte della ricchezza della città ma pesano ugualmente come un macigno i problemi del lavoro. Claudio Picchiottino (Filt Cgil) segnala che 830 addetti sotto ammortizzatori sociali e insiste sul ruolo di Fs («finora sostanzialmente inesistente»). E il fattore tempo non è una variabile astratta, dice Dario Menichelli (Fit Cisl): «I dibattiti bisogna farli con la clessidra sul tavolo perché non abbiamo a disposizione un periodo infinito per trovare le risposte». Claudio Sodano (Uiltrasporti) mette l'accento sul problema dei dragaggi: la Vasca di Colmata «non c'è e non ci sarà nemmeno l'anno prossimo», l'unica via d'uscita è una classificazione dei fanghi che non obblighi a sversarli lì dentro («importante anche la foce armata dello Scolmatore se vogliamo evitare che la sabbia torni di continuo sui fondali»). M.Z.
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