Il Tirreno

Livorno

Il parere del professor Emanuele Rossi

Attenti all'effetto boomerang Guai se la lotta al degrado moltiplica i rancori incrociati

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 LIVORNO. «Fa bene il mio amico don Luigi Ciotti a denunciare i narcotrafficanti in nome di una convivenza civile più solida e solidale. Mi domando però se in questo caso si riesca a perseguire lo stesso risultato o se, invece, un giusto obiettivo non rischi di produrre, magari contro le intenzioni di chi lo propone, qualcosa di sbagliato o fuorviante». Risponde così il costituzionalista Emanuele Rossi di fronte all'invito di don Medori.  Teme che si intossichi di rancori la convivenza tramutando chiunque non in un cittadino attivo ma in un delatore.  «C'è il pericolo che, anziché aprire gli occhi sul degrado che mina la convivenza civile, si inneschi una reazione che va in direzione opposta e metta a repentaglio proprio quel bene che si vuol tutelare. Semplicemente finendo per denunciare non la delinquenza bensì chi è scomodo: gli stranieri in primis. Ma in quanto stranieri, non perché combinano qualcosa di storto».  La tensione, non vorrà negarlo, c'è...  «E non se ne esce se qualcuno si sente pre-giudicato: cioè giudicato a priori, bollato come delinquente prima di ogni cosa».  E se poi a farlo è il parroco...  «Non mi sembra l'elemento più rilevante. Al di là dell'azione del singolo prete che non giudico, mi sembra di intuire l'intenzione di tutelare i diritti dei più indifesi».  Ma un parroco è una guida per i fedeli.  «Ovviamente, dev'esserci la libertà di ciascuno: l'adesione all'invito del parroco non può legarsi a una sorta di "patente" di cristianità. E' in realtà il sintomo che sulla scena del quartiere altri soggetti sono assenti o non abbastanza attivi. E il prete svolge un ruolo di supplenza di quel che non c'è. O non c'è più».

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di Redazione web