Sicurezza
«Vendono i gioielli per pagare la luce»
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Sabrina Pasqualetto sentita dai carabinieri al Compro Oro di corso Amedeo Cresciuto a dismisura il numero dei banchi: sono ben 28
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LIVORNO. Fino a qualche anno fa si contavano sulle dita di una mano, oggi sono cresciuti come funghi e in città di banchi che acquistano oro e metalli preziosi se ne contano ben 28. Una crescita legata senz'altro alla continua salita del prezzo dell'oro, che adesso rende remunerativo questa attività. E se come sempre c'è la "moda" di un tipo di attività commerciale, c'è la crisi che ha fatto salire il numero di chi si rivolge a questi banchi per vendere i propri gioielli, approfittando anche di un prezzo di acquisto che oscilla tra i 19-20 euro al grammo per l'oro a 18 kt. «Vengono persone di tutte le età, uomini e donne, in genere del quartiere - spiega la signora Greta, al Banco Metalli Italiano sugli Scali Novi Lena - Molti di quelli che vendono il proprio oro mi dicono che devono farlo per pagare bollette o affitti, e una volta mi è capitata una persona che si è sfilata la fede e me la ha consegnata». E persone poco raccomandabili si presentano? «Qualche volta stranieri o nomadi - spiega la signora - ma se vediamo personaggi sospetti e non ci danno un documento non compriamo nulla». Al Banco Oro di via Fiume, attivo dalla fine degli anni Novanta lavora dal 1999 il signor Antonio, che negli ultimi anni ha visto anche lui crescere il numero di chi vende i propri gioielli. «A volte vediamo arrivare anche persone dall'aspetto benestante - spiega - e che invece risentono anche loro delal crisi». Anche qui si nota la crescita tumultuosa della concorrenza: «Adesso siamo diventati davvero troppi». Infine ecco in via Garibaldi Michele Paoletti, che fa parte di una famiglia che commercia in oro e preziosi da generazioni, e che oltre ad essere il titolare dal 1999 della catena di banchi Cassa Oro, con 11 negozi in tutta la Toscana, è vice presidente dell'Anopo, l'associazione che raggruppa gli operatori professionali dell'oro. «C'è stata una crescita tumultuosa di queste attività, anche grazie all'aumento delle quotazioni dell'oro - sottolinea - ma va detto che a volte c'è chi fa una concorrenza sleale: noi, secondo la legge, abbiamo controlli e spese di gestione importatnti, altri invece operano con una semplice licenza di gioielleria ma in questo caso non dovrebbero rivendere l'oro usato alle fonderie, cosa che invece fanno ugualmente». Anche Paoletti ha notato una crescita della clientela, ma oltre alla crisi, spiega che c'è anche chi approfitta delle buone quotazioni per realizzare: «Con un oggetto pagato 50 euro qualche anno fa - conclude - ora si incassano 300 euro».
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