Gioco
Polizia accerchiata da una folla di giovani
Lara Loreti
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DECISIONE DELLA QUESTURA. Walter Delfino dirigente di polizia Accanto il bar AscotMinacce e insulti, gli agenti devono ritirarsi. Il questore chiude il locale per 45 giorni
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LIVORNO. Ritrovarsi in due, accerchiati da decine di persone, alcune ubriache. Minacciati, offesi, provocati in tutti i modi. Non deve essere una bella esperienza, anche se si è agenti di polizia. È successo al bar Ascot, in via Firenze, nella notte tra venerdì e sabato. Una pattuglia, poi aiutata da altre due, è intervenuta dopo una segnalazione dei residenti per l'alto volume della musica. Erano le 2.30, il locale doveva chiudere all'1. Una situazione ingestibile tanto che la polizia è dovuta andare via. «Grazie agli agenti che hanno saputo mantenere la calma», dice il dirigente della polizia Walter Delfino. Il locale è stato chiuso per 45 giorni. Lo ha deciso il questore, Bruno D'Agostino, applicando il Testo unico della pubblica sicurezza. Un provvedimento severo: di solito in questi casi ai locali la licenza per cibi e bevande viene sospesa per 15 giorni. Tutto inizia nella notte di venerdì. I residenti di via Provinciale Pisana e dintorni (dall'altro lato dell'Aurelia) non riescono a dormire per la musica sparata a volume altissimo e così chiamano il 113. In via Firenze 45, accanto al distributore Esso, arriva una pattuglia che trova una cinquantina di persone sotto a un gazebo, il volume altissimo. È l'ultimo di tre venerdì di festa nel bar, solo che il locale dovrebbe chiudere alle una. Gli agenti tentano di avvicinarsi alla titolare, Marina Ribecai, per invitarla a spegnere la musica. Ma vengono accerchiati da una ventina di persone. Alcuni sono alticci. Due in particolare si mostrano agitati. Cominciano a urlare e a offendere. «Sbirri di m..., levatevi dal c..., andate ad arrestare gli assassini invece di rompere le scatole a noi». Seguono offese alle madri e minacce di morte: «Spacco voi e la macchina, vi ammazzo tutti e due, non ci metto tanto a squarciarvi la gola». Poco dopo arriva un'altra pattuglia di rinforzo, e poi una terza. Tuttavia, si ottiene l'effetto opposto. La situazione degenera e volano le provocazioni: «Levati quella divisa di m... e vediamocela io e te». Questa e altre frasi del genere riempiono l'aria, che si fa incandescente. Come accertato dalla polizia, i gestori dell'esercizio non fanno molto per calmare le acque. Ma la situazione è critica per tutti. Alla fine i poliziotti sono costretti a desistere e ad andare via per evitare il peggio. Una decisione nata dalla criticità della situazione. Immediata parte l'indagine che porta a identificare due persone: si tratta di Andrea Ribecai, 37 anni, fratello della titolare, ed Emiliano Bonomo, 45. I due rischiano una denuncia per minacce gravi, oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. Entrambi sono già conosciuti dalle forze dell'ordine. Quanto al locale, scatta invece il provvedimento di sospensione dell'attività. Diverse le irregolarità riscontrate dalla polizia: musica ad alto volume, tale da creare disturbo alla quiete pubblica, apertura oltre l'orario di chiusura previsto, presenza di pregiudicati (oltre ai due livornesi identificati dopo, sul momento la polizia chiede i documenti ad altre due persone, entrambe con precedenti), e poi le offese da parte dei clienti con provocazioni tali da cercare lo scontro fisico. La polizia è al lavoro anche per accertare la regolarità del gazebo. «Episodi come questi non sono tollerabili e non rispecchiano l'animo dei livornesi - ha detto ieri Delfino, in conferenza stampa - Siamo professionisti che offrono un servizio ai cittadini per il rispetto dei reciproci diritti. Rappresentiamo lo Stato e chiediamo rispetto».
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