Il Tirreno

Livorno

«A fine estate apriamo la discarica»

Bellabarba accelera: «Ma fateci lavorare in sicurezza». L'Idv: niente opzioni militari

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 LIVORNO. «Entro la fine dell'estate possiamo cominciare a lavorare, ma vogliamo farlo in totale serenità...». È quanto scrivono i rappresentanti della società Bellabarba all'indomani dell'incendio che è stato appiccato nell'ex cava del monte La Poggia. Incendio che, sottolineano, «segna un pericoloso salto in una situazione già abbastanza complicata».  «Quella della famiglia Bellabarba - scrive Simone Bartoli, che da pochi giorni cura l'immagine del gruppo - è un'impresa che opera da molti anni a Livorno, non ha mai avuto problemi né ha mai creato tensioni. Il motto di questa famiglia è sempre stato "molto lavoro e poche parole". È sulla base di questa filosofia che negli anni ha creato sviluppo e occupazione». «La vicenda della discarica - si legge nella nota - è stata gestita senza clamore, ma certo in totale trasparenza e linearità. Nessuna volontà, insomma, di tenere clandestino un progetto in cui continuiamo a credere».  I Bellabarba sottolineano che «la possibilità di smaltire rifiuti speciali non pericolosi e non organici, rappresenta un'occasione di sviluppo per la nostra impresa e di lavoro per i nostri dipendenti», ma anche una «possibilità di abbattimento dei costi che oggi pesano sul bilancio delle amministrazioni e delle imprese livornesi. Abbiamo richiesto tutte le le autorizzazioni necessarie, che sono state concesse valutando positivamente il progetto. La confusione che ne è seguita non è certo imputabile a questa azienda, che viceversa ha tutto l'interesse a lavorare serenamente». «Abbiamo bisogno - rivendica la società - di risposte certe e non di tentennamenti che mettono in discussione la possibilità di rientrare in tempi sicuri da un investimento importante. La città ha bisogno di dare certezza a chi vuole investire: non si può pensare di attrarre investimenti se un imprenditore non è sicuro di poter lavorare nemmeno dopo il rilascio di tutte le autorizzazioni». Poi l'affondo: «Abbiamo bisogno di meno parole e più certezze, di meno convegni e più responsabilità. Per questo all'indomani di un atto così grave torniamo a chiedere alla politica parole chiare. È importante condannare un gesto vile e delinquente, ma è altrettanto importante assumersi le proprie responsabilità. Noi non vogliamo né sconti né regali. Chiediamo chiarezza e certezze. Le autorizzazioni che ci sono state conferite sono atti certi. Le istituzioni locali ora debbono garantirci di poter andare avanti in sicurezza e nel rispetto dei diritti di tutti». «L'impianto - chiudono - sarà pronto fra poche settimane. Evangelicamente: sia davvero il vostro sì un sì».  E la politica cosa riponde? Una condanna al «gesto sconsiderato e criminale» è arrivato ieri dal capogruppo di Idv, Andrea Romano, che però ha aggiunto: «È l'ora di finirla con i politici che si rivolgono al prefetto e alle forze dell'ordine sperando che tolgano loro le castagne dal fuoco. Ricordiamoci che autorizzare una discarica sui monti non è come autorizzare una gelateria sul lungomare: gli imprenditori che fanno finta di non rendersene conto e sventolano le carte bollate rischiano di spingere la situazione verso il baratro». Poi la stoccata al presidnte della Provincia che ha chiesto l'intervento del comitato per l'ordine pubblico: «Kutufà ha ricevuto dai consigli comunale e provinciale il mandato per trovare una soluzione politica. Si muova, finalmente, su questo percorso, perchè con l'opzione militare il Pd resterebbe solo...»

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di Redazione web