Il Tirreno

Livorno

COSÌ PARLÒ LAURA

Ero una ribelle, ora ho capito i miei genitori

Laura Paggini presenta il suo libro
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Laura Paggini presenta il suo libro

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 Ero una bambina gioiosa, tutti mi cercavano per giocare. Avevo la battuta sempre pronta con i miei coetanei, ma ero timida con gli adulti. Ricordo che mi portavo dentro una profonda inquietudine, proprio come la protagonista del mio romanzo...  Spesso mi sentivo sola e stare fuori casa con gli amici rappresentava il mio antidoto. In quegli anni ho imparato ad usare l'arma dell'ironia, talvolta come uno scudo per ripararmi dal mondo.  Da adolescente pensavo che i miei genitori non mi insegnassero niente e penso che avessero ragione quando mi definivano una ribelle. Negli anni poi ho capito che da loro ho imparato l'onestà, che si traduce nel rispetto di sé e degli altri, nell'essere veri, nel vivere a volto scoperto e anche nel dare un certo rigore alla propria vita.  Ho una sorella di 10 anni più grande di me. In realtà siamo state un po' "figlie uniche", per la grande differenza di età e perché lei si è sposata giovanissima. Diciamo che siamo riuscite a consolidare il nostro rapporto da adulte.  Se ripenso a un'estate indimenticabile mi viene in mente quella dei sedici anni, la prima al mare senza genitori, alla fine della terza liceo. Con la mia amica storica, ora anche mia collega di lavoro, Stefania Ughi, formammo un gruppo ben nutrito: il "gruppaccio". La mattina andavo in bicicletta agli "Acquaviva" e ci restavo fino a sera...  Nacquero i primi amori, i primi colpi al cuore. Le prime gite in moto, di nascosto e poi i sogni: noi ragazzine sognavamo sulle note di "Questo piccolo grande amore" o scrivevamo poesie.

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di Redazione web