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Bellabarba: «A Livorno chiedo di farci lavorare Questi sono criminali»
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Paolo Bellabarba ieri mattina alla cava3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Qui non si tratta più di proteste, ma di criminalità. Se questa è l'aria che tira per gli imprenditori...». Paolo Bellabarba è uno dei titolari della società che costruisce la discarica sul monte La Poggia. Mentre i vigili del fuoco sono al lavoro per spegnere le fiamme tiene le mani intorno alla testa: «Ora basta...». Nella notte tra l'11 e il 12 luglio ha dormito in via del Limoncino «per paura di danni ai camion e al carico»: un gesto come questo se lo aspettava. «Il timore c'era. Ne avevamo discusso in società, in famiglia, ma con la speranza che alla fine non sarebbe successo niente. Comunque avevamo iniziato le pratiche assicurative per toglierci qualche pensiero... non abbiamo fatto in tempo, il materiale è stato danneggiato prima». Tra i contrari alla discarica c'è chi pensa che i sabotaggi (prima i mezzi, poi il materiale) siano una montatura, un modo per passare da «vittime». Come risponde? «Scusi, ma quale sarebbe il beneficio? Di immagine? Sono appena andati in fumo 50mila euro, me ne serviranno altrettanti per riacquistare il materiale. E poi dovrò spendere soldi per smaltire i teli incendiati: circa 200 euro a tonnellata. Faccio l'imprenditore, non sono noccioline. Senza contare che l'autorizzazione a gestire la discarica è di sette anni: due sono già passati, ogni giorno in più di chiusura ci fa perdere soldi». Avete già contratti con aziende? «Contratti no, non sarebbe ancora possibile. Contatti molti, soprattutto con realtà del territorio: portuali, edili...». Quando pensate di aprire, considerando il danno? «Faremo subito un nuovo ordine, a fine mese sarà tutto pronto. Prima di settembre vogliamo partire. Abbiamo già speso due milioni e mezzo, senza contare l'acquisto dell'area. Ora dobbiamo cominciare a rientrare...» Perché non ha fatto mettere telecamere o vigilanza fissa intorno alla cava? Bellabarba risponde di getto e per un attimo perde la sua nota flemma: «Forse, ingenuamente, pensavamo che Livorno fosse una città in cui lavorare serenamente. A questo punto sono costretto a pensare che qui chi fa impresa non è più al sicuro». Poi aggiusta un po' il tiro: «Crediamo in questo progetto e crediamo nella città di Livorno. La società Bellabarba è nata praticamente insieme a me, nel 1968. Realtà come la nostra non vengono fuori da nulla: alle spalle ci sono sacrifici, soddisfazioni, discussioni. Non abbiamo intenzione di mollare: andiamo avanti perché consideriamo questo sabotaggio un evento straordinario. Gravissimo, ma straordinario. Vorremmo, insomma, che restare un gesto isolato. Basta che ci si renda conto, che tutti si rendano conto, che qui non si tratta più di protesta, ma di vera e propria criminalità». Cosa vi aspettate ora? »È chiaro che non sta a noi trovare i responsabili e francamente non saprei cosa dire. Ovviamente abbiamo sporto denuncia contro ignoti. Ma soprattutto ci aspettiamo che la politica, le istituzioni, pronuncino parole chiare. Un'impresa come la nostra, che ha tutte le autorizzazioni del caso, che è stata autorizzata dagli enti locali, deve poter lavorare seriamente e in sicurezza. Altrimenti è il caos e creare opportunità di crescita in questa città diventa difficile...».
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