Gioco
Attentato incendiario al Limoncino
◗
I rotoli di telo speciale bruciati laltra notte nella cava Bruciati i teli speciali per la discarica, ha rischiato di andare a fuoco il bosco
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Le fiamme sono divampate nella notte tra sabato e domenica, poco dopo l'una. Un ex dipendente della società Bellabarba, che vive proprio sul monte La Poggia, ha alzato il telefono e dato l'allarme: «Paolo c'è fumo nella cava, l'ho visto dalla Variante...». Sono passati pochi secondi e i telefoni della centrale operativa dei vigili del fuoco hanno iniziato a squillare. Il caos: qualcuno ha appicccato il fuoco ai teli appena arrivati dalla Germania per impermeabilizzare l'ex cava del Limoncino, in fase di trasformazione in una discarica di rifiuti speciali, inerti. L'ultimo, delicatissimo capitolo di una vicenda altrettanto delicata che ormai si trascina da mesi. Almeno da quando, quasi un anno fa, è iniziata la battaglia a suon di carte bollate e blocchi del traffico icrociati tra il comitato degli abitanti e la società che nel 2009, dopo una serie di conferenze di servizi, ha ottenuto dalla Provincia tutte le autorizzazioni per «ripristinare» la cava, trasformandola in una discarica di inerti. Ieri mattina, oltre ai vigili del fuoco, sul monte La Poggia sono arrivati gli agenti della digos e della scientifica, che hanno dato il via alle indagini. Stando ai primi accertamenti qualcuno si sarebbe intrufolato nel sito industriale passando da un cancello secondario, che si trova nel bosco, poco sotto al materiale incendiato. Secondo gli inquirenti, infatti, le fiamme sarebbero sicuramente dolose perché i teli impermeabilizzanti di polietilene (una quindicina, di tredici quintali ciascuno) non avrebbero potuto prendere fuoco per autocombustione di notte, in certe condizioni climatiche. In fumo sono finiti 50 mila euro di materiale, ma se si considera la spesa per la nuova commessa e per lo smaltimento dei teli anneriti (diventati rifiuto pericoloso) la cosa peserà sui conti di Bellabarba per circa 110mila euro. Il materiale - lo stesso vigilato qualche notte fa dai lavoratori e dagli imprenditori che hanno dormito in via del Limoncino «per paura di danni» - si trovava sopra al letto della discariva ancora vuota, sulla sponda ovest. Quella, appunto, più vicina al cancello che dà sul bosco. Dal lato opposto si trovavano anche il materassino bentonitico e alcuni rotoli di tessuto anti-punzonatura: insieme ai teli andati in fiamme, saranno stesi sul letto di cava per evitare che i rifiuti entrino in contatto col terreno. Gli operai di Bellabarba hanno già rimontato anche la pesa che sarà utilizzata per pesare, appunto, le terre da smaltire: i teli rappresentano, quindi, l'ultimo tassello prima dell'entrata in funzione della discarica. I soldi andati in fumo nella notte non sono certo noccioline. Ma peggio sarebbe stato se le fiamme fossero divampate nel bosco, distante solo pochissimi metri. Tra l'altro sotto l'area andata a fuoco vive anche l'avvocato Patrizio Rossi, che difende le istanze dei frontisti e che ieri mattina ha subito condannato il gesto insieme ai rappresentanti degli abitanti (in alto la lettera del comitato). Per spegnere le fiamme ci sono volute quasi due ore. Ci vorrà molto di più per stemperare la tensione sul monte La Poggia. Le indagini stanno andando avanti a 360 grandi: nel mondo delle proteste, ma anche in quello imprenditoriale. Intanto Bellabarba avverte che «crediamo in questo progetto e andiamo avanti, ma questo è un atto criminale, qualcuno intervenga...». J.G.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
