Il Tirreno

Livorno

E' TEMPO DI USCIRE DALLE AMBIGUITA'

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Lo sviluppo della Porta a mare torna prepotentemente al centro del dibattito. Non è certo l'unico elemento di discussione del piano del porto appena presentato dal presidente dell'Autorità. Ma le ambiguità che si trascina dietro il piano particolareggiato dell'area - non una variante ad hoc, come tiene sempre a ribadire l'allora sindaco e artefice dell'operazione Gianfranco Lamberti - oggi vengono rimesse sul tavolo dall'avvocato Gallanti.  L'accordo che consentì il passaggio del cantiere Orlando sull'orlo del fallimento ad Azimut Benetti prevedeva infatti che uno degli elementi di sviluppo di quell'area sarebbero state le riparazioni navali, all'interno del grande bacino in muratura costruito con soldi pubblici.  A tutti parve chiaro che le riparazioni - un'attività industriale pesante - non avrebbero però potuto convivere con l'idea di un grande polo a mare della città fatto di cantiere per super yacht, porto turistico e un complesso immobiliare residenziale e commerciale.  E infatti cosa è accaduto? Che il bacino è stato praticamente abbandonato nella tacita idea di riparlare di riparazioni un domani, con la costruzione della Darsena Europa e dunque in un'altra area del porto. Una strategia non detta, ovviamente, ma buona per azzoppare la terza gamba. Tanto che i riparatori hanno presentato più denunce e la magistratura avviato un'inchiesta tutt'ora in corso.  Ma, nonostante questo, il destino del bacino sembrava segnato. Oggi, l'avvocato Gallanti, che di quella storia non porta i segni, se lo ritrova però tra le mani insieme a probabili spinte di gruppi imprenditoriali interessati (anche esterni alla città) e, comunque, la convinzione che quell'attività possa rappresentare un'occasione di occupazione. Valutazioni fondate.  Per riusare il bacino servono però non solo forti investimenti per il recupero ma soprattutto per la copertura e per tutte quelle misure di protezione necessarie a renderlo davvero un vicino di banco di un'area che punta sul turismo e sul lusso. E molti pensano che l'investimento non sarebbe mai recuperabile.  Si capisce allora perché Azimut Benetti, e lo stesso consiglio di fabbrica, alzi la voce dicendo "o noi o loro", che è un modo per chiedere garanzie; e che la società immobiliare che fa capo alle cooperative emiliane sia altrettanto preoccupata delle prospettive del suo investimento fatto di appartamenti, albergo e quant'altro a due passi da un'area industriale.  In corso, lo abbiamo raccontato ieri, ci sono in verità trattative per trovare un punto di compromesso, per verificare le condizioni per un'autentica compatibilità tra le varie funzioni.  Se c'è, ben venga. Che si conosca presto, in modo trasparente. E dunque si spazzino via una volta per tutte le ambiguità che restano su un'area strategica per il rilancio della città. (r.b.)

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di Redazione web