Gioco
Porta a Mare, nuovo puzzle
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In alto, sotto il titolo: i giovani nelle cantine della Porta a Mare che cè già Ecco il piano per far convivere riparazioni, case e yacht
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LIVORNO. Senza far troppo sforzo di fantasia, nelle riunioni riservate l'hanno definita la "quadratura del cerchio": come tenere pub e villette della Porta a Mare nello stesso fazzoletto di bagnasciuga insieme agli yacht chic di Azimut Benetti, alle riparazioni navali nei Bacini, alle barche dentro il Porto Mediceo. Ci vorrebbe un miracolo, e in effetti nel linguaggio corrente la "quadratura" lo è: un po' come la moltiplicazione dei pani e dei pesci e, in modo meno evangelico, delle "Slp" e dei metri cubi. Eppure nella geometria classica a suon di riga e compasso è una soluzione impossibile: finché non si va a cercarla fuori dai recinti dell'algebra "tradizionale". Pi greco a parte, dev'esser per questo che giorni fa, all'uscita dal quartier generale dell'Autorità Portuale, sono stati notati tre "ambasciatori" di Porta Medicea, la società nata dall'alleanza fra le maxi-coop emiliane (Igd Siiq, al 55,1% in mano a Unicoop Tirreno e Coop Adriatica, la Cmb Carpi) che è entrata nella Porta a Mare per averne la regia della parte immobiliare. Difficile interpretarla come una visita di cortesia: più probabile che si stia trattando una qualche versione bis dell'identikit della Porta a Mare. A partire da una scelta chiara dell'Authority: Bacino galleggiante e Bacino grande non spariranno di lì, anzi a un passo dal nuovo identikit della Darsena Morosini ci sarà un polo di riparazioni navali. Parola del presidente Giuliano Gallanti. LETTERA A ROSSI A confermare le grandi manovre è anche un altro tassello del puzzle: secondo fonti solitamente bene informate, il 22 giugno è partita da Palazzo Rosciano una lettera scritta in tandem con il Comune per chiedere alla Regione un faccia a faccia sulla Porta a Mare. L'incontro (direttamente con il governatore Enrico Rossi?) viene dato per già fissato: alcune fonti parlano del 20 luglio, altre insistono su qualche giorno più tardi. Servirà per avere l'ok da Firenze per rimodulare l'identikit della Porta a Mare? E' quanto sostengono alcuni interlocutori che preferiscono mantenere l'anonimato. Altri invece ribadiscono che si tratta semplicemente di una verifica (con modifica?) dello stato di attuazione dell'accordo del 2007. Tutto nasce dal fatto che, nel Piano operativo triennale (firmato Piccini), per la patata bollente delle riparazioni navali era previsto una prospettiva di spostamento in Darsena 1, ma solo una volta che l'espansione dei piazzali a mare con la realizzazione della Piattaforma Europa avrà consentito di spostare i traffici che adesso occupano la Darsena 1. Questa impostazione ha un punto di forza (elimina l'eterna contrapposizione fra riparazioni e Porta a Mare) ma anche uno di debolezza (finché non c'è la Piattaforma Europa tutto resta nel limbo di una transitorietà che scoraggia ogni significativo investimento infrastrutturale). DIBATTITO IN FIAMME Ma lasciar lì i Bacini senza neanche immaginarli altrove equivale a innescare conflitti con le altre destinazioni d'uso: niente lo prova meglio della reazione dei vertici di Azimut, senza contare che su quest'aspetto si è infiammato il dibattito. E allora, dove si troverebbero i margini per rendere possibile la coesistenza di attività che fanno a cazzotti? Non è forse vero, come viene riferito ogni volta che salta fuori il problema, che una relazione 2005 dell'Asl indica l'incompatibilità fra i bacini («così come sono») e il resto delle attività? Un primo segreto sembra stia proprio in quelle parolette: "così come sono adesso". Nel puzzle del piano-bis che siamo riusciti a ricostruire tassello dopo tassello, si postula una riduzione dell'impatto ambientale dei Bacini. Favole o come? Gli interlocutori si affidano a un'accoppiata di elementi. Uno: il nuovo polo bacini si specializzerebbe sul fronte delle navi da crociera («richiedono più interventi su arredi e meccanica, meno sabbiature e con polveri meno impregnate di oleosi inquinanti rispetto a una petroliera ad esempio»). Due: le opere di mitigazione e copertura ridurrebbero la dispersione di polveri e rumori («esistono tecnologie ben collaudate nel settore»). A chi, di fronte a un simile scenario, mette sul tavolo la questione degli alti costi, viene risposto che: 1) il futuro bando selezionerà soggetti investitori in grado di avere le spalle finanziarie per reggere un tale standard di investimenti; 2) comunque sia, «le compatibilità si misurano a partire dalla salvaguardia di Azimut e Porta a Mare», cioè sono i Bacini che devono darsi le misure di salvaguardia per coesistere e non viceversa. IL SEGNO DELL'ARMONIA «Bisogna aprire una discussione, - dice il sindaco Alessandro Cosimi - le idee di Gallanti sono uno stimolo a cercare soluzioni innovative. ben venga la maggiore armonizzazione possibile, ovviamente fatto salvo quel che è già deciso: non si torna indietro sulla Porta a Mare, non si torna indietro sulla presenza di Azimut Benetti». E chiusa qui: anche perché, di fronte agli interrogativi del cronista, «finora non c'è nessun elemento di concretezza, semmai il bisogno di capire tutte insieme questioni che in passato sono state affrontate inevitabilmente sull'onda dell'emergenza». Comunque la pensi il sindaco, la concretezza è anche lo "scoglio" delle case: possibile che la società immobiliare, che in tasca l'ok a un tot di mattoni e metri cubi vista mare, stia zitta di fronte alla possibilità di veder diminuire l'appetibilità delle proprie volumetrie? A quanto è stato possibile ricostruire, le istituzioni livornesi sembrano contare sul fatto che l'evoluzione del mercato immobiliare ha reso meno remunerativo puntare sulle residenze turistico-alberghiere. Dunque, potrebbe essere la stessa società immobiliare ad avere voglia di non destinare più a tale scopo i volumi previsti sul Molo Mediceo. Ipotesi: nella parte che guarda la città (e il futuro porto turistico), pub e ristorantini; nella striscia lato bacini, spazio ad attività di servizio alla piccola nautica locale. NIENTE INDICI EXTRA Sta di fatto che tutte le fonti di Palazzo civico battono sul solito tasto: nessuna variazione nei volumi complessivi da costruire, nessun aumento degli indici edificatori («né all'interno né all'esterno della Porta a Mare»). E allora, come si quadra il cerchio delle compatibilità stavolta economico-immobiliari? Dato questo doppio paletto, l'unico scenario realisticamente praticabile sembra quello d'uno spostamento di volumi, anzi di case, da una zona all'altra dentro il perimetro della Porta a Mare: in questo rosario di ipotesi e possibilità, non c'è niente di definito né di definitivo. Non è dato sapere, perciò, se questo gioco di spostamenti interni possa coinvolgere anche l'albergo nella zona ex Lips: magari riducendo la dimensione dell'hotel a vantaggio di abitazioni.
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