Il Tirreno

Livorno

«Se riapre il bacino andiamo via»

Mauro Zucchelli
Il progetto della Porta a Mare. A sinistra: Vincenzo Poerio (Azimut)
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Il progetto della Porta a Mare. A sinistra: Vincenzo Poerio (Azimut)

Benetti avverte l'Authority. Ma si tratta per cambiare la Porta a Mare

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 LIVORNO. Il porto secondo Gallanti ribalta le carte in tavola sullo spinosissimo caso dei bacini per le riparazioni navali: sparisce l'idea di spostarle altrove magari nel medio-lungo periodo, anzi l'Authority vuol rilanciare il polo delle riparazioni proprio lì. Risultato: non sono più solo i registi dell'operazione immobiliare a mugugnare, è Azimut-Benetti a mandare un aut aut senza giri di parole. O noi o loro.  Non si può dire che Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Azimut Benetti, ci giri intorno: «Abbiamo avuto modo di esprimere la nostra posizione all'Autorità Portuale. E l'abbiamo invitata a considerare che, in quell'area, abbiamo fatto investimenti importanti sulla nautica e sul porto turistico. Sia chiaro: si può anche pensare di creare 400 posti di lavoro con le riparazioni, ma si perderanno i nostri duemila».  Il numero uno del colosso dei superyacht rincara la dose; «Con il polo delle riparazioni previsto dall'Autorità Portuale noi non possiamo svilupparci. Abbiamo un programma importamte sul refit, di recente abbiamo riparato una barca di 130 metri, ma non avremmo aree a sufficienza. Si aggiunga che l'attività di riparazione danneggerebbe anche il porto turistico: chi porterebbe la barca qui sapendo che può essere rovinata da spolveri e vernici? Per non essere dannose, le riparazioni dovrebbero essere rinchiuse in capannoni, con un costo esorbitante. la città rifletta bene prima di decidere». Oggi assemblea  Ma il capitolo messo nero su bianco dall'Authority sui bacini è quanto basta per far suonare tutti i campanelli d'allarme anche nel sindacato in fabbrica: la Rsu ha convocato a tambur battente per stamani dalle 11,30 una «assemblea di tutti i lavoratori, diretti e dell'indotto». Per far sentire la voce di chi lavora: «Indubbiamente a sostegno del lavoro e della crescita occupazionale - dicono gli esponenti di Fiom Cgil. Fim Cisl e Uilm Uil - ma nel rispetto e nell'ottica di attività esclusivamente compatibili con l'attuale comparto produttivo».  In realtà, non sono queste le sole mosse sullo scacchiere mare-terra fra la Fortezza Vecchia e lo scalo Morosini. Anzi, risulta che, di fronte alle avvisaglie di quel che l'Authority aveva in testa di fare, abbiano intrecciato contatti con l'istituzione portuale livornese i plenipotenziari di Porta Medicea, la società nata dall'alleanza fra Igd Siiq (la prima società di investimento immobiliare quotata, 55,1% in mano a Unicoop Tirreno e Coop Adriatica) e Cmb di Carpi (la ex coop emiliana di Muratori e Braccianti).  Non è un segreto che la società immobiliare non veda di buon occhio ogni rafforzamento della presenza delle attività di riparazioni navali a contatto di gomito con barche e villette. E qui l'Authority non parla più d'una fase transitoria in vista del trasferimento alla Darsena 1 (come immaginava l'attuale Piano operativo triennale firmato Piccini), Gallanti i bacini li vuole lì in via definitiva e anche più forti di prima.  E dunque? A quanto è dato sapere, gli emissari della società immobiliare si sarebbero detti disponibili a rimodulare la mappa della distribuzione delle case all'interno della Porta a Mare. Riassumibile così: niente più abitazioni al Molo Mediceo, recuperando i volumi in altre zone. Dentro la Porta a Mare? Appena fuori? Altrove? Il doppio stop  Ma, ammesso che quest'ipotesi sia percorribile, non fa i conti con due aspetti. Da un lato: non stiamo parlando di piani di là dal comcretizzarsi in tegole e mattoni fra chissà quanto, come se ci fosse tutto il tempo di ridisegnare daccapo qualche spicchio del nuovo quartiere. Dall'altro: il sindaco Cosimi, di fronte a una specifica domanda del predecessore Lamberti, ha detto che non metterà penna sul Prg per correggerne le previsioni urbanistiche.  Però l'assessore Bruno Picchi getta acqua sul fuoco: «Sembrano eccessivi gli allarmismi e le preoccupazioni. Per quanto mi consta, vi possono essere le soluzioni affinché si costruisca, a partire dalle cose di alta qualità già presenti, un sistema all'interno del quale stiano in equilibrio le ragioni dei vari soggetti. Si tratta di attività e spazi per dare risposta a ciò di cui ha bisogno la città sul fronte del lavoro, in particolare della qualità del lavoro, del prodotto e dell'occupazione».  Non è che l'inizio di un nuovo round: il porto secondo Gallanti è un identikit che riguarda 4 milioni di metri quadri fra acqua e banchine. Ma i riflettori sono stati subito puntati sulla striscia sud del territorio sotto la competenza dell'Authority: quello della Porta a Mare, la più grossa operazione economico-urbanistica degli ultimi trent'anni.

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di Redazione web