Gioco
Lenzi show in tribunale fra tanti "non ricordo" «Mi ha rovinato la casta»
Roberto Cestari
◗
Sopra, Bruno Lenzi e, a sinistra, Bruno Crocchi in tribunale3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Si è presentato in aula in camicia aperta, giacca blu e scarpe da tennis bianche, ma il cipiglio con cui ha risposto come teste al pm e alla parte civile è annegato spesso nei "non ricordo". Allo stesso tempo, Bruno Lenzi, ex commissario straordinario dell'Autorità portuale ed ex presidente della Porto 2000 ha cercato comunque di ribattere, facendo a sua volta domande (ovviamente non ammesse), e ricordando spesso quella "casta" livornese cui - ha accusato in diverse occasioni - si deve la sua rovinosa caduta dopo essere stato ai vertici del porto di Livorno. Ecco come si è svolta ieri mattina la seconda parte (il 19 ottobre è in programma la terza ed ultima parte) della sua testimonianza al processo per le false fatturazioni alla Porto 2000, che vede imputati l'ex direttore Bruno Crocchi e altri 25 persone, tra dirigenti e fornitori dell'azienda, accusati a vario titolo per le fatturazioni irregolari. Lenzi, che ha già patteggiato una pena di 4 anni, era presente come teste assistito, in questo caso dall'avvocato Francesco Agostinelli. Il suo interrogatorio da parte del pm Massimo Mannucci e dell'avvocato di parte civile, Paolo Bassano, davanti al collegio del presidente Gabriella Marinelli, con giudici a latere Sandra Lombardi e Marina Cirese. L'udienza è stata aperta dalle domande del pm su di una lunga serie di intercettazioni telefoniche. All'inzizio sono state affrontate quelle tra Lenzi e Roberto Cascavilla, l'esponente di"Italia Opera", anche lui imputato nel processo, nei giorni del 2007 quando ci fu l'ispezione della Finanza alla sede della Porto 2000. Lenzi ha spiegato che parlava con Cascavilla, ma che gli aveva affibbiato il nomignolo di "millanta", e non credeva potesse fare nulla di concreto per lui. Allo stesso tempo il pm ha fatto notare che i contatti erano continui, e Lenzi ad un certo punto, oltre a chiedere consigli, gli chiedeva di parlare con un certo "Gennaro". «Chi è questo Gennaro» - ha chiesto il dottor Mannucci - «Non ricordo» - ha risposto Lenzi, che invece si ricorda di un certo "Amico Fritz" di un'altra telefonata: «E' l'avvocato Maggiolo, il mio primo legale». E su una telefonata in cui dice ad Armando Totini di "preparare i soldi perché ci portano un Picasso e uno Chagall", Lenzi ha spiegato che, sapendo di avere il telefono sotto controllo, voleva prendere in giro chi ascoltava. Poi Lenzi ha parlato dei rapporti con le varie ditte cui venivano affidati lavori, spiegando che i pagamenti venivano vistati sia da lui, che da Crocchi, che dal servizio tecnico. E proprio sule questioni lavori e pagamenti si sono appuntate le domande dell'avvocato Bassano, che ha chiesto lumi sui pagamenti al nero che Lenzi ha ammesso di aver fatto e su come si raccogliessero questi soldi. «Con sovrafatturazioni» - ha ammesso Lenzi, ma non ha saputo spiegare con precisione chi si occupasse di questa raccolta di soldi nella Porto 2000. L'ex presidente ha poi parlato del "conto anticipi" e sulla vendita di alcuni quadri per coprire il rosso di 367mila euro, e infine, a domanda di Bassano sulle foto fatte fare ad alcuni quadri, ha detto di aver fatto fotografare alcune riproduzioni, senza spiegare bene il perché. Durante la testimonianza, Lenzi ha più volte lanciato accuse contro «la casta che lo ha rovinato perché voleva un porto pubblico e non in concessione ai soliti personaggi», e non ha risparmiato commenti negativi su Roberto Piccini e su Guido Asti, che - ha detto - «è andato alla Porto 2000 ed ha licenziato chi non voleva accusarmi e promosso chi lo ha fatto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
