Il Tirreno

Livorno

«Aiutatemi, senza la mia carrozzella non esco più di casa»

Lara Loreti
Manola Scalavino sulla sua carrozzina rubata
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Manola Scalavino sulla sua carrozzina rubata

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 LIVORNO. «È come se mi avessero tagliato le gambe. Da lunedì non metto il naso fuori di casa. In più il 25 luglio devo tornare al lavoro e non so come fare». È battagliera Manola Scalavino, 48 anni, affetta da distrofia muscolare dei cingoli. La donna non si può muovere, non ha forza nei muscoli. E quella speciale carrozzina per lei rappresentava la vita. «È la mia Ferrari», dice con autoironia. Tanto che aveva apposto il logo del cavallino rampante sul retro del suo mezzo. Si tratta di una Otto Bock B 600, una carrozzina elettrica molto costosa (sui 10mila euro) che l'Asl aveva assegnato a Manola tre anni fa. È un mezzo molto particolare perché studiato e adattato sulle esigenze della donna: non avendo la possibilità di gestire i movimenti, Manola ha bisogno di avere le gambe legate e il sedile basculante, in modo da ridurre il rischio di cadere in avanti, soprattutto in discesa. Inoltre, quella carrozzina aveva un joystick speciale con dei comandi (anche vocali) che Manola poteva manovrare per indirizzare i movimenti.  «Quella carrozzina per me non è un optional, ma rappresenta l'unica possibilità che ho di essere autonoma, senza pesare troppo sui miei familiari e soprattutto mi consente di avere una vita». Con la sua carrozzina Manola andava al lavoro, si recava al mare e fare dei giretti nel suo quartiere, La Rosa, abita infatti in via Machiavelli. Inoltre la sua Ferrari era anche dotata di un elevatore attraverso il quale per lei era possibile spostarsi dalla sedia che usa in casa direttamente a quella elettrica per fuori. «In questi giorni sono in ferie - spiega la donna - e così approfittavo per andare al mare. Ma il 25 luglio devo rientrare al lavoro, all'Asl. E non so come fare. Mi servirebbe almeno una carrozzina elettrica "normale" per tamponare l'emergenza di questi giorni. Poi però ho l'esigenza di averne un'altra uguale a quella. Perciò ho già inoltrato una richiesta all'Asl». Ma non è tutto: Manola è abituata a combattere per vivere ed è previdente, così ha anche già inviato una lettera a Casalp (che gestisce gli alloggi dove lei risiede) per chiedere l'installazione di una sbarra dove poter assicurare la sua prossima carrozzina.  «Sei anni fa ho rischiato di morire per un'insufficienza respiratoria - racconta con lo sguardo lucido - I medici mi avevano dato per spacciata. E invece ce l'ho fatta, mi hanno ripreso per i capelli. Sono abituata a lottare, e lo farò anche questa volta». E a sentirla così coraggiosa c'è da crederle, lei che si sforza di condurre una vita normale, lei che sa usare perfettamente il pc e adora cantare al karaoke.  Quanto al furto, sembra mirato. «L'ultima volta che abbiamo visto la carrozzina erano le 19.30: mia madre è rincasata e l'ha vista nel solito posto, nel seminterrato. Poi è sparita - dice Manola - Un condomino ha detto di aver notato quella sera un'auto sospetta con targa straniera che si è fermata di colpo davanti al palazzo. C'erano due persone che hanno aperto il portabagagli, ma poi sono andate via perché disturbate. Poco dopo sono tornate». Sul caso indagano i carabinieri.

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di Redazione web