Gioco
«Ma il casting serio non è una fabbrica di video-illusioni»
M. Antonietta Schiavina
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LIVORNO. È la regina dei casting, quella da cui tutti gli aspiranti artisti vorrebbero farsi provinare. Gianna Tani, per 25 anni responsabile dei casting Mediaset e oggi titolare con il marito di una società che si occupa di molte iniziative, non necessariamente legate alla tv, questa mattina sarà a Livorno, città cui la lega l'amicizia con il musicista Alessandro Bimbi. E visionerà in collaborazione con lui e con "Oltre lo spettacolo", all'Elvis Fan Club di Via Aiaccia 37 Stagno (dalle 9 in poi) un'ottantina di aspiranti attori, ballerini, cantanti. Per poi, a fine giornata, presentare anche il suo libro "Come nasce una stella" (Cairo editore), guida pratica su ciò che si deve fare per diventare una star, ma soprattutto su quello che non si deve fare per non illudersi facilmente ed essere così preda di persone di pochi scrupoli. Lei ha scoperto volti noti come Michelle Hunziker e Simona Ventura e molti altri diventati famosi. Cosa la colpisce per decidere se in chi visiona c'è del talento? «Un casting director non scopre, ma è il tramite tra chi vuole fare spettacolo e chi desidera costituire un cast artistico». Anche nel suo libro scrive che non bisogna pagare le agenzie di spettacolo, come spesso accade. «E come invece non dovrebbe accadere mai. Perché i guadagni si devono basare sui lavori procurati, non sulle iscrizioni: le agenzie, più persone hanno da proporre e meglio lavorano». Ci sono però molte agenzie poco serie. «Verissimo. Per fare il casting director non basta aprire un ufficio e far parlare o cantare la gente davanti a una telecamera, ma si deve anche sapere tenere un archivio, mettere chi si ha davanti a proprio agio, insegnare ad esibirsi al meglio e poi aver pronte le persone giuste al momento giusto per poterle proporre. Per questo ho aperto con mio marito una Web Tv: ciò che riprendo lo metto a disposizione in rete gratuitamente, sia per gli artisti che per produttori e organizzatori». I corsi di formazione, anche quelli a pagamento, invece servono? «Se sono seri, hanno professionisti come docenti e non promettono mai l'inserimento in trasmissioni televisive né una carriera sicura nel mondo dello spettacolo sì. Partecipando ad alcuni seminari, ai miei allievi dico subito che si tratta di corsi, non di un'assicurazione per il successo. Vanno presi per quello che sono: un bagaglio in più da portare con sé anche nella vita di tutti i giorni». Che consiglio darebbe a un giovane che aspira a lavorare nello spettacolo? «Gli direi di capire bene cosa vuol fare, proponendosi ai casting per quello che realmente sa, in modo da non bruciarsi sul nascere». Per riuscire contano di più il talento, le conoscenze, la fortuna o la costanza? «Il talento è importante, ma la costanza è quella che permette di aspettare la nostra occasione senza demordere al primo ostacolo e anche di migliorare. È sbagliatissimo di fronte a un 'no' pensare: "Tanto ci sono i soliti raccomandati". senza voler ammettere che magari hanno preso un altro perché era più bravo».
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