Sicurezza
Lamberti-Pd, prove tecniche di feeling
Mauro Zucchelli
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De Filicaia, Bacci, Di Rocca, Colombini, Lamberti, Nebbiai Mezzo centrosinistra all'incontro con Tabacci su Prg e porto. Cosimi cauto
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LIVORNO. Che gran gioco di prestigio, quello dei Lamberti (padre & figlio) sotto le insegne dell'Api: cogliere al volo il "vento" del successo di Pisapia a Milano per gonfiare le vele di un ritorno sulla scena da protagonista. Prove tecniche di allargamento della maggioranza? Non ancora, ma... Eppure, a dirla tutta, lo schema Pisapia prevede soprattutto l'ampliamento a sinistra mentre qui a Livorno viene riproposto all'opposto, come feeling verso la sponda centrista. Com'è questa magìa? E' qui, diciamolo, che si vede il tocco del gran maestro del teatro politico: ha chiamato a officiare l'incontro il volto buono dell'ex Dc, quel Bruno Tabacci che è la quintessenza del rigore meneghino e ora da "terzopolista" sta nella giunta dell'ex rifondatore Pisapia. Basso profilo Sia chiaro, Lamberti è troppo astuto per mettersi a far correre quest'idea dell'ingresso nell'alleanza di centrosinistra, dopo che lui e Cosimi se le sono date di santa ragione. Anzi, l'ex sindaco sceglie il basso profilo con un brevissimo intervento nel D-day che pure riporta al tavolo suo e dei rutelliani di Api (il cui portavoce è il figlio Pasquale) quasi tutto il Pd e buona parte del ceto politico di centrosinistra. Non ha bisogno d'altro: d'altronde, siamo sotto le navate della "sua" Fondazione Lem, la "cattedrale" dell'era lambertiana. Tutti gli ingredienti per dire, come fa Lamberti junior davanti al taccuino del cronista, che «abbiamo voltato pagina, tutti quanti insieme: ciascuno come è, ma ora ne scriviamo un'altra». Chissà se è solo per un capriccio del destino che alle due estremità del tavolo dei relatori vi siano Francesco Nerli, presidente dell'organizzazione che raggruppa le Autorità portuali, e l'architetto-urbanista Ernesto Muscatello, coordinatore pisano di Api. Tradotto: il Prg del porto e quello della città sono il perimetro entro il quale queste prove tecniche di feeling potrebbero esercitarsi. Sono o no le grandi scelte in gestazione per la Livorno che verrà? Muscatello lo dice senza troppi giri di parole: c'è bisogno di una cultura di governo del territorio che sappia distinguere speculazione da sviluppo e, in nome del timore dell'uno, non freni l'altro. L'augurio di Di Rocca Ma con tutta questa carne al fuoco, c'è fumo o c'è arrosto? Per Di Rocca bisogna «lavorare insieme per cacciare non solo Berlusconi ma anche il berlusconismo» e si augura che il confronto «si apra non solo con noi del Pd ma anche con Idv e Sel». Tira un po' il freno il sindaco Cosimi, ben guardandosi però dal respingere al mittente l'idea: dice che non si sa più né come produrre né come redistribuire la ricchezza; dice che non basta far di San Mattone il motore di ogni economia; dice che ben venga la discussione su Prg urbano e Prg portuale («ma non limitiamola a un giochino politicista, non è questo il "metodo Pisapia"»). Per concludere: «Sfidiamoci e accettiamo la sfida». L'Udc con Marini dà il proprio ok al confronto, a patto che si mantenga «una capacità critica nei riguardi delle amministrazioni». Anche i "vendoliani" per bocca di Ghilarducci è per tenere alto il dialogo, però con una preoccupazione: più spazi di partecipazione per i cittadini. Tutti contro il Cavaliere A favorire questo clima da rimpatriata amichevole o comunque l'incamminarsi su una strada comune è lo scenario che raffigura il premier Berlusconi ormai al capolinea: anche se Cosimi pignolino precisa che «l'antiberlusconismo da solo non crea una cultura di governo», è chiaro che quest'aria d'un governo stile "ultimi giorni di Pompei" diventa il bersaglio di tutto e forse di più. Da un tipo del calibro di Tabacci però arriva qualcosa di più d'una lezioncina di maniera all'insegna del luogocomunismo anti-Cavaliere. L'"Italia dei furbi" Berlusconi secondo lui? Esattamente quel che ci voleva per l'"Italia dei furbi" che smette di crescere ai ritmi "cinesi" fino agli anni '80 e, dal '92-93 in poi, ingabbiata da parametri di Maastricht e moneta unica, si trova anzi senza più i trucchetti classici di debito e svalutazione per ritrovare competitività e, siccome non ce la fa a darsi una cura da cavallo (e le riforme strutturali) per recuperare efficienza, si affida a un incantatore di serpenti che le racconta le bugie che vuol sentirsi raccontare. Risultato: noi e la Germania siamo stati per decenni due euro-miracoli, ora loro sono una locomotiva ad altissima velocità e noi un accelerato che bofonchia a ogni stazioncina di strapaese... Bofonchia, ma a metà: perché - è la requisitoria di Tabacci - in realtà ogni quattro anni una enorme montagna di ricchezza pari al Pil di un intero anno sparisce nel sommerso. «E' il mix fra l'Italia inventata dal Tg1 di Minzolini e la favola dei "pacchi" per cui la svolta della vita può arrivare mai da merito e lavoro bensì solo da un colpo di fortuna o da un numerino azzeccato come al Superenalotto».
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