Il Tirreno

Livorno

Morosi da 8 anni, reddito di 50mila euro

Nella casa popolare dipendente pubblico ed ex portuale: ordine di sfratto

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 LIVORNO. Non pagano l'affitto dell'appartamento popolare (salvo qualche piccola parentesi) da otto anni e hanno accumulato un debito con Casalp pari a circa 30mila euro. Eppure in casa (considerando il reddito lordo complessivo della famiglia) di euro ne entrano ogni anno quasi 50mila.  Così ieri mattina, dopo una lunga serie di solleciti, gli avvocati di Casalp hanno raggiunto il quartiere delle Sorgenti accompagnati da due carpentieri per invitare la famiglia livornese a lasciare subito l'alloggio pubblico.  Lo sfratto, però, è stato rimandato a ottobre perché prima che arrivasse la forza pubblica i diretti interessati hanno versato a Casalp, in contanti, ben 8 dei 28mila euro di debito accumulati negli anni. Come hanno ottenuto il prestito dalla banca? Uno dei quattro componenti del nucleo familiare è dipendente pubblico, mentre un altro è in pensione dopo avere lavorato una vita in porto.  Il reddito massimo per continuare ad abitare in una casa popolare (quando si è già residenti) è di 25 715 euro: considerando il reddito netto e gli abbattimenti previsti dalla normativa, questa famiglia sarebbe già al limite del consentito. Al di là della morosità.  Tutto è stato, quindi, rimandato a ottobre quando gli assegnatari dovranno dire con chiarezza come hanno intenzione di saldare il debito, evitando nuovi versamenti alla spicciolata: l'affitto per l'appartamento si aggira già intorno ai 400 euro al mese, perché "gonfiato" dalle rateizzazioni del debito, che Casalp non ha più intenzione di prolungare.   «Basta con i morosi per abitudine». Il presidente di Casalp, Stefano Taddia, e il responsabile dell'ambito gestione della partecipata, Paolo Bolognesi, lo ripetono all'unisono: «Basta con le morosità inutili, chi ha le possibilità deve pagare. Ci sono decine di famiglie che ogni giorno vengono sfrattate dalle abitazioni private per morosità incolpevole e non riusciamo ad aiutarle. Al contrario c'è chi ha da anni la casa popolare e, pur avendo le possibilità, non paga l'affitto. Non possiamo più fare finta di niente: è economicamente ed eticamente insostenibile».  Il consiglio di amministrazione di Casalp si è riunito pochi giorni fa e in accordo con l'assessorato alla casa del Comune ha deciso di «dare davvero il via agli sfratti esecutivi là dove la morosità non è dettata da reale impossibilità di pagamento».   In 1500 non pagano l'affitto, ma la metà è sotto la soglia di povertà. Sono 8700 gli alloggi di proprietà di Casalp sparsi per la città, per un totale di quasi 20mila inquilini. Stando ai registri della società, le famiglie morose (con almeno due bollette insolute) sono 1500: di queste, circa 730 hanno dichiarato un reddito pari a zero o vivono sotto alla soglia di povertà (ad esempio con la pensione minima). In altre parole hanno davvero grosse difficoltà ad arrivare a fine mese. Il resto delle famiglie, invece, almeno sulla carta dovrebbe poter versare regolarmente l'affitto che in media, a Livorno, non supera i 92 euro al mese.  Ad abbassare vertiginosamente la media sono i 1500 canoni di affitto che, in base alle possibilità delle famiglie e ai parametri dettati dalla normativa, sono fermi a 12.91 euro al mese. L'equivalente di tre pacchetti sigarette.   A quanto ammonta il debito? Se mettiamo da parte la morosità "storica" accumulata nel travagliato passaggio da Iacp a Ater fino a Casalp (morosità di milioni e milioni di euro), la società registra ogni una morosità per mancato pagamento degli affitti e dei servizi (acqua, luce, gas) anche superiore ai due milioni (come nel caso del 2010). Bolognesi chiarisce, però, che questo 17-18 per cento di morosità annua, attraverso la rateizzazione del debito, si riduce ogni cinque anni consegnando un dato reale di morosità pari a circa il 6 per cento (600-700mila euro annui).   Via agli sfratti esecutivi. «Dal febbraio dello scorso anno - spiega Bolognesi - abbiamo inviato 1500 solleciti di pagamento e sottoscritto 630 accordi di rientro». In pratica una rateizzazione del debito accumulato mese dopo mese.  «A oggi - chiude - gli sfratti pendenti sono 316, mentre quelli in fase di esecuzione sono 35. Deve essere chiaro che la società non contnuerà a chiudere un occhio di fronte alle famiglie che denunciano redditi importanti e non pagano l'affitto. Quello delle Sorgenti è stato il primo caso: entro la fine dell'anno contiamo di chiarire la posizione di almeno altre quattro o cinque famiglie».

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