Il Tirreno

Livorno

Bernardo: occasione per riqualificare il centro. Del Corona: solo un pacchetto ben confezionato

Gran Guardia, la variante passa

Gran Guardia, la variante passa

Ma in commissione è scontro con le opposizioni e dentro al Pd

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 LIVORNO.  In commissione la tanto attesa variante sulla Gran Guardia passa. Ma che fatica... L'assessore Paola Bernardo (in foto) ha presentato ai consiglieri riuniti in Comune il protocollo di intesa firmato dall'amministrazione, dal marchio H&M e dai proprietari della Gran Guardia per ridisegnare il futuro dell'ex teatro. Bernardo sottolinea che nello storico edificio troveranno spazio una sala cinematografica da 150 posti, un polo museale (con mediateca e biblioteca), 1600 metri quadri tra case e uffici (un appartamento di 130 metri sarà ceduto al Comune), un negozio H&M di 2100 metri con una superficie di vendita di 1500. Sempre che il consiglio dia il via libera alla variante per passare da 999 a 1500 metri di vendita. «I proprietari - ripete l'assessore - avrebbero anche potuto realizzare nell'edificio solo case e uffici, il regolamento lo consente: l'amministrazione ha lavorato a una proposta concreta per fare di questa operazione un'occasione per il pubblico».  La critica più forte arriva da un consigliere di casa Pd, Wladimiro Del Corona, che avverte che in consiglio «agirà secondo coscienza» e voterà contro la variante. «Prima - tuona - si fanno gli accordi tra privati, poi un protocollo di intesa e alla fine il consiglio deve votare, in barba al suo ruolo. È scorretto e mortificante nei confronti di tutta l'assemblea». Qualche scintilla con l'assessore quando si lascia scappare: «Paola ha cercato di infiocchettarlo, mi sembra un pacco natalizio. I vantaggi per il privato sono sicuri, ma quelli pubblici tutti da verificare». Punto sottolineato dall'ex sindaco Gianfranco Lamberti che, dopo aver polemizzato sul rapporto tra giunta e consiglio («non siamo qui a ratificare atti prendi o lascia») chiede: 1) quante sono le varianti richieste e mai ottenute in città; 2) entro quali tempi il privato si impegna a realizzare gli interventi di utilità pubblica. Marcella Amadio (Pdl) non vota per protesta: «Questo non è un votificio e io non sono il vostro notaio». Il capogruppo dei dipietristi, Andrea Romano, vincola il voto positivo in consiglio a due mosse: agganciare la partita della Gran Guardia a quella della viabilità («semipedonalizzazione di via Grande») e assicurare un vantaggio occupazionale per i giovani livornesi. Dà l'ok quando Bernardo fa sapere che la giunta «ha già approvato un atto di indirizzo per alleggerire il traffico».  Marco Cannito (Città Diversa) chiede «perché non si è fatta prima una valutazione integrata». Ci pensa la dirigente Susanna Cenerini a spiegare che «gli uffici non l'hanno ritenuto necessario». Lamberto Giannini (Sel) in vista del consiglio chiede di «prevedere che alcuni dei futuri appartamenti siano a canone concordato». Richiesta respinta in partenza dall'assessore. Alla fine i contrari sono tre (Lamberti, Cannito, Ciacchini), più Amadio che non vota per protesta e del Corona che non vota «solo perché sostituisco un altro consigliere». Romano dice sì, il resto del Pd (Gulì, Terreni, Volpi, Virgili, Tramonti) è compatto a favore. «In un rapporto pubblico privato - chiude Gulì - è ovvio che prima di arrivare in consiglio l'amministrazione doveva definire un percorso. Chiediamo però di stabilizzare i posti di lavoro previsti dal protocollo (30-40) e realizzare insieme interventi pubblicie privati».

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