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Livorno

Le cantine perdono pezzi Scardigli (San Jacopo): «Troppo caos, io lascio»

Juna Goti
Le cantine perdono pezzi Scardigli (San Jacopo): «Troppo caos, io lascio»

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 LIVORNO. «Faccio parte di questo mondo da una vita, non si possono usare due pesi e due misure: sono stanco, lascio...». Loredano Scardigli, tra le cantine livornesi, non ha bisogno di presentazioni: 65 anni, portuale in pensione, ha «preso a battesimo nel Colline», come dice lui, due vogatori del calibro di Bollati e Cecconi. Poi è stato nel Borgo, nel Montenero, da cinque anni presiede il San Jacopo.  Domenica, dopo un Palio delicatissimo per i vogatori biancoverdi (non hanno sentito lo sparo e sono partiti con parecchi secondi di ritardo), ha riunito il direttivo e ha rassegnato le dimissioni («resterò fino alla fine di Effetto Venezia per mantenere gli impegni presi»). Alla premiazione è salito sul palco e ha detto: «Per questa bella coppa dobbiamo ringraziare solo la giuria».  «Ci sono i filmati - interviene - a provare che in boa otto nessuno, neppure i giudici, ha sentito il via. Lo scorso anno, per un episodio simile, San Jacopo e Pontino sono stati fermati dopo 250 metri. I miei avrebbero potuto invadere il campo, ma non lo hanno fatto per paura di essere squalificati». «Alla premiazione - continua - sono intervenuto per evitare che lo facessero i ragazzi, tesissimi. Mi dispiace che qualcuno abbia messo in dubbio la mia etica. Vorrei ricordare che da anni quella del San Jacopo è un'etica onesta e costruttiva: la nostra cantina è fatta di sport, folklore, sociale. È aperta ai vogatori, alle famiglie, ai nonni del quartiere». Il punto, riprende, «è che molti presidenti si trovano tra l'incudine e il martello. Il Palio è stato la goccia: i vogatori sono una corda di violino per una riforma che è piovuta loro addosso senza essere interpellati».  Nei mesi scorsi Scardigli non ha firmato la riforma ipotizzata per il mondo del remo. Riforma che, intanto, prevede la trasformazione in associazioni delle sezioni nautiche ma che, vista la rinuncia e le difficoltà di molti rioni, dovrebbe portare a una serie di accorpamenti e alla possibile scomparsa del meccanismo delle promozioni e retrocessioni. «Ho proposto alle cantine più forti di "adottare", in questo momento di difficoltà, le gozzette a quattro, mantenendo i rispettivi nomi e colori. Ma nessuno si è fatto avanti. Le fusioni sono difficili: i rioni storici non riusciranno a convivere con gli altri. E la rivalità è il sale del remo: se il Palio diventasse solo una gara agonistica morirebbe».

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