Il Tirreno

Livorno

La nuova verità sulla tragica notte

Lara Loreti
Ionel Vajda operaio rumeno di 40 anni arrestato dai carabinieri il giorno dell’incidente
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Ionel Vajda operaio rumeno di 40 anni arrestato dai carabinieri il giorno dell’incidente

Davide, ancora mistero sul caso del ragazzo ucciso da un'auto a Colle

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 LIVORNO. Una traccia compatibile con l'impatto con un'auto sul torace di Davide, ma nessun segno riconducibile ai copertoni; ecchimosi sul corpo, una grossa ferita sul viso; poi il giallo del cellulare scomparso e, ancora, dubbi sugli orari dei fatti salienti della vicenda: il momento in cui il rumeno ha preso l'auto dalla piazza del paese e quello dei ritrovamento del corpo del giovane sono molto ravvicinati.  È una rete a maglie strette quella che avvolge il caso di Davide Viola, il ragazzino di Nugola 16 anni morto a Collesalvetti il 19 giugno, investito da una vettura pirata in via San Quirico. Alla guida della vettura, una Primera, c'era Ionel Vajda, operaio rumeno di 40 anni residente a Colle, poi arrestato dai carabinieri. Un mistero ancora tutto da svelare. L'indagine, condotta dai carabinieri, coordinati dal pm Giuseppe Rizzo, dovrebbe concludersi tra un ventina di giorni, quando saranno disponibili tutti i dettagli dEi risultati dell'autopsia, svolta a Pisa dal medico legale David Forni.  Ritrovamento accanto al corpo. Quella notte Davide era in piazza della Repubblica a Colle con gli amici, poi a un tratto si era allontanato inspiegabilmente. Intanto, emerge un nuovo particolare: accanto al corpo ormai senza vita del giovane, sono state trovate delle bustine di hashish, poi sequestrate dai carabinieri. Non è eslcuso che Davide avesse lasciato gli amici e si fosse appartato nella stradina della chiesa per incontrare qualcuno.  Urtato dal cofano o dalle ruote? Il giovane non si sentiva bene e si era accasciato accanto al marciapiede di via San Quirico, vicino alle strisce. Non è ancora chiaro se l'auto guidata dal rumeno, Ionel Vajda, sia passata sul corpo del ragazzo o se l'abbia urtato. Secondo la difesa del rumeno, rappresentato dagli avvocati Nicola Amodio e Marco Mazza, le cose sono andate così: «L'auto non ha danni alla carrozzeria e secondo noi le ruote non sono passate sopra al corpo del ragazzo. La traccia compatibile con l'impatto con una vettura, trovata sul fianco del giovane, in base ai nostri accertamenti, è riconducibile all'urto con la parte sottostante e anteriore del mezzo, prima delle ruote». Ciò avvalorerebbe l'ipotesi della difesa in base alla quale il rumeno non s'è reso conto della presenza di Davide sull'asfalto. Per questo si sarebbe allontanato. «Appena possibile - dice l'avvocato Amodio - acquisiremo gli atti dell'autopsia: vogliamo capire se i traumi evidenziati sul corpo del ragazzo siano tutti ricollegabili all'investimento».  Gli orari. I carabinieri hanno invitato il rumeno a spostare la sua auto dalla piazza di Colle alle 3.40. Il corpo del ragazzo è stato trovato sul marciapiede 5 minuti dopo da una giovane di passaggio. «È possibile che l'investimento e tutto il resto siano avvenuti in 5 minuti?», si chiede l'avvocato Amodio.  Il cellulare sparito. Non è stato ancora trovato. Il telefonino che Davide aveva con sé, peraltro comprato da poco, è scomparso. La memoria delle telefonate forse poteva svelare con chi Davide avesse parlato prima di essere investito.

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