Il Tirreno

Livorno

Dopo l’attacco vandalico contro la casa dell’uomo accusato di aver investito Davide Viola

Raid a Colle, resta alta la tensione

 Giorgio Carlini
Cittadini sul luogo del tragico incidente il 19 giugno scorso
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Cittadini sul luogo del tragico incidente il 19 giugno scorso

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 LIVORNO. «Sei venuto a vedere il portone sfondato?». Gli abitanti di Collesalvetti impiegano un istante a inquadrarci e a capire il motivo della nostra visita. In pochi hanno voglia di parlare di ciò che è successo durante la notte tra sabato e domenica.  Piazza della Repubblica, il luogo in cui Davide Viola e Ionel Vajda hanno trascorso le ultime ore prima che i loro destini si incrociassero, è silenziosa e semi deserta. Un colpo d'occhio molto diverso rispetto a quello che offre la sera. Fermiamo una ragazza all'interno di un locale: «Mi dispiace, ma non ti dico niente». Poi però si lascia sfuggire qualche commento: «Qua tutti i ragazzi ce l'hanno con il muratore. Come potrebbe essere altrimenti?». Il dolore e l'esasperazione arrivano persino a legittimare il raid vandalico della notte scorsa. Parole cattive che sfuggono di bocca a chi vive un lutto ancora troppo recente.  Domandiamo se dalla piazza qualcuno si è reso conto di ciò che stava succedendo a poche centinaia di metri di distanza. «No, non abbiamo sentito nulla». Incontriamo altri ragazzi, ma le risposte non sono poi tanto diverse. «Non sappiamo niente». «Non ci va di parlare». «Era ovvio che prima o poi avrebbero provato a farsi giustizia da soli», ammette qualcuno. Poi, solo "no comment". Un silenzio reticente, come per una sorta di solidarietà tra coetanei. Se gli adolescenti quasi giustificano l'atto vandalico, altrettanto non fanno gli abitanti con qualche capello bianco in più. Ci avviciniamo a un gruppo di signori intenti a parlare tra loro.  Chiediamo un parere sul "gesto dimostrativo" dei due giovani. «Tanto giovani non sono - dice uno di loro - io a 19 anni ero militare, ero quasi un uomo». Capiamo subito che l'opinione è molto diversa dalle risposte ricevute in precedenza. «E' stato un gesto stupido e senza senso». «Cosa pensano di risolvere con la violenza?». «Il romeno sta pagando per quello che ha fatto, la vicenda non è ancora chiara ma lui è comunque agli arresti domiciliari». «Questi atti niente hanno a che fare con la giustizia». Parliamo con un vicino di Ionel: «La sua è sempre stata una famiglia riservata e tranquilla. Se lui ha sbagliato pagherà per le sue colpe, ma la moglie e i figli piccoli non c'entrano niente, è assurdo che ci vadano di mezzo loro». Poi, lo sguardo del gruppetto si rivolge malinconicamente ai "giovani d'oggi": «questa piazza la sera si trasforma, da mezzanotte in poi si sentono ragazzi che urlano e macchine che sgommano». La speranza è che i coetanei di Davide, ancora comprensibilmente scossi per l'accaduto, accolgano l'invito del sindaco Lorenzo Bacci, e riescano a superare con il dialogo un disagio che in città è ancora palpabile.

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