Gioco
I grandi numeri di Cantù: mense, famiglie, anziani il sociale che funziona
Alessandro Guarducci
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L’assessore comunale al sociale Gabriele CantùL'orgoglio dell'assessore: lavoriamo tra mille difficoltà ma per i cittadini meno fortunati c'è il massimo impegno
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LIVORNO. «Per una volta vorrei fare un elenco dei servizi che vengono erogati dal Comune, limitandomi a quelli più importanti, e del loro costo. Anche perché le poche volte che mi è capitato di indicare questi dati, ho sempre trovato meraviglia in chi ascoltava, segno che nella cittadinanza non c'è consapevolezza di questi sforzi». Gabriele Cantù, abituato a lavorare in silenzio e restìo a mettersi di fronte a taccuini, microfoni e telecamere, stavolta esce allo scoperto. E con orgoglio rivendica una serie di risultati conseguiti dall'amministrazione cittadina in un settore, quello delle politiche sociali, molto complesso. Un settore del quale si parla spesso solo per le difficoltà che deve affrontare e in cui si trova a operare quotidianamente. «È vero - afferma Cantù - In un periodo come quello attuale, caratterizzato da una profonda crisi economico sociale, capita spesso che il cittadino si rivolga agli enti locali, al Comune in particolare, per esprimere bisogni e avanzare richieste. Capita però anche, ahimè, che l'amministrazione comunale si trovi talvolta nell'impossibilità di rispondere a queste esigenze che si presentano sempre più impellenti e numerose. Si rischia quindi, in questa situazione, di ingenerare nell'opinione pubblica la convinzione che il Comune "faccia poco" per i cittadini meno fortunati». E allora Cantù - che ricopre l'incarico di assessore alle politiche sociali da poco più di un anno, ma che a questo settore ha dedicato gran parte della sua vita, anche professionale - snocciola una serie di numeri per dimostrare quanto sia importante l'impegno del Comune nel sociale. «In primo luogo - dice - è bene sapere che su circa 145 milioni di bilancio comunale annuale, ben 36 vanno al sociale. Per il servizio mensa quotidiano, agli indigenti e i pasti caldi a domicilio (circa 80 assistiti in tutto), si spendono annualmente circa 100 mila euro. Quasi 200 mila euro sono invece destinati ad aiuti economici, altri 350 mila coprono le "Card" che danno direttamente la possibilità di acquisire generi di prima necessità e i cosiddetti "contratti collaborativi", che consistono in contributi erogati in cambio di piccoli servizi in luoghi protetti». «Più di 50 mila euro sono destinati ai prodotti per la prima infanzia, per chi rientra nelle fasce previste - prosegue l'assessore - e 90 mila euro sono destinati invece a facilitazioni al lavoro, suddivisi in due livelli: adulti e minori. In questi casi i servizi predispongono anche progetti individualizzati». Un capitolo a parte, Gabriele Cantù lo riserva agli aiuti familiari. «Quasi 300mila euro sono riservati alle famiglie che hanno minori in affidamento, famiglie che vengono seguite dagli operatori - dichiara - mentre 60 mila vengono impegnati per offrire la possibilità ai minori di frequentare centri estivi. Ci sono poi interventi educativi familiari (circa 240mila euro), attraverso cui vengono seguite a domicilio famiglie in difficoltà di vario genere in cui siano presenti ragazzi/e in età scolare (70 nel 2010). Altri 50 mila euro li destiniamo direttamente ad aiuti educativi rivolti ai minori (circa 30 i casi seguiti)». È un fiume in piena Cantù (altri dati li pubblichiamo nell'articolo a fianco). E l'entusiasmo che mette nel suo lavoro - pur non nascondendo le mille difficoltà - pare quasi lo voglia trasmettere ai livornesi. Magari per dare un po' più di fiducia a chi ne ha più bisogno. «Potrei aggiungere molto altro ancora - afferma - dagli interventi sul fronte immigrazione, a quelli verso i carcerati, solo per fare qualche esempio. Ma mi fermo qui». Ed ecco riaffiorare subito la riservatezza e l'umiltà tipica del personaggio: «Voglio solo aggiungere che quanto viene svolto oggi dal Comune è il frutto di anni di buone amministrazioni e si affianca a una rete preziosissima di enti e associazioni - con cui il Comune collabora - e al volontariato e al terzo settore che svolgono un'attività che oggi è non solo utile, ma addirittura indispensabile. Se ho snocciolato dati e numeri non è per fare del trionfalismo né per sostenere che tutto è perfetto. Ci mancherebbe altro. Ma perché i cittadini conoscano cosa si sta facendo sul versante del sociale e capiscano che non sono abbandonati, anzi. Per il resto si sa: il sociale è un campo dove occorre realizzare e non ostentare e c'è sempre da fare di più, con risorse purtroppo sempre più limitate». A proposito di problemi, Cantù ha due crucci: la casa e il lavoro. «Dobbiamo fare di più - conclude - Il Comune è visto spesso dai livornesi come l'ente a cui si ricorre in ogni occasione ed è bello che sia così. I cittadini ci sentono "vicini", direi quasi "cosa loro". Però bisogna dire con altrettanta schiettezza e con realismo che da solo il Comune non ha strumenti e risorse sufficienti per dare risposta, sul versante sociale, a tutti i problemi che in questi tempi difficili la storia ci pone sul terreno».
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