Il Tirreno

Livorno

«Sintermar, si cambia» Il ritorno di Piero Neri scuote il porto

Cristiano Meoni
Piero Neri, 66 anni, torna a impegnarsi in Sintermar
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Piero Neri, 66 anni, torna a impegnarsi in Sintermar

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Piero Neri non ama parlare dei fatti propri. Ma è troppo intelligente per negarsi alla curiosità che ha suscitato la sua ultima mossa. «Immaginavo che mi avreste chiamato per Sintermar. Sì, è vero, sono entrato nel consiglio d'amministrazione della società. Questa però non dovrebbe essere una notizia». Ma è poco più che una celìa, la sua, perchè subito corregge: «E' vero che se mi sono mosso è per fare qualcosa».  Ecco, qualcosa. Qualcosa per Sintermar, ma anche per il porto, per Livorno. La scesa in campo del big dei rimorchiatori, il più carismatico, il più rispettato, ha scatenato una ridda di voci sulle banchine e nei palazzi della politica. «Piero Neri è tornato per normalizzare i rapporti con la Compagnia Portuale». «No, per guidare il processo di aggregazione dei terminal dei traghetti». «Macchè - sbotta un altro - queste sono spiegazioni buone per gli sciocchi: Neri è tornato solo per fare gli affari propri».  Lui glissa, con la solita eleganza. Ma parla, per lui, la determinazione con cui ha cercato lo sbarco in Sintermar, evidente in tutte le mosse che ha compiuto negli ultimi mesi.  Sintermar è il salotto buono delle famiglie del porto - i Neri i Fremura i D'Alesio - rappresentate democraticamente al 33% ciascuna. Un salotto nel quale Piero Neri è tornato a sedersi, al posto di uno dei tanti cugini. Ma per riconquistare Sintermar, ha dovuto prima scalare la famiglia. Uno scacco matto in due mosse. La prima, per alcuni superflua, è stata l'estromissione dal consiglio d'amministrazione della Fratelli Neri del cugino Alfredo. Ora nel board della società del rimorchio restano solo Tito Neri detto "Titino" e il presidente, Piero Neri.  Ma non era sufficiente. Per tornare ad affacciarsi sul Canale Industriale, serviva un blitz nella società che detiene la partecipazione in Sintermar: la Neri Finanziaria srl. E la scalata è avvenuta, con l'aiuto di una fiduciaria, la Poldi Allai di Parma.  Il 6 giugno, dopo una serie di passaggi, è approdata alla fiduciaria la quota del 20% della Neri Finanziaria che era posseduta da uno dei tanti Neri che si chiamano Tito, figlio di uno dei tanti Piero. Dietro la fiduciaria potrebbe celarsi Piero Neri, ma questo è un dettaglio ininfluente. Perchè, quando c'è stato da nominare il rappresentante della famiglia in Sintermar, Piero Neri è stato indicato pressochè all'unanimità. Gli altri sapevano, infatti, che aveva il controllo del 60% del capitale - il 40% in mano alla Fratelli Neri più il 20% della fiduciaria.  «D'ora in poi la Neri Finanziaria farà capo alla mia persona» conferma lui stesso. E dunque c'è da aspettarsi una svolta in Sintermar, dove finora la gestione è stata affidata soprattutto a un altro esponente della famiglia Neri, Corrado, in tandem con Silvio Fremura, il presidente di Asamar. Perchè Piero Neri non starà in consiglio a scaldare la sedia. «Cercherò di portare la mia esperienza - dice - Ora dovrò essere edotto di quello che è successo in questi mesi, di cui spesso ho saputo dal giornale. Mi auguro anche che la mia presenza possa portare un po' più di serenità nel porto». Certo, questa Sintermar a Piero Neri non è mai piaciuta e lui non lo nasconde: «due anni e mezzo fa, quando fu approvato il piano di riconversione del terminal» (quello che puntava sull'alleanza con Elia per i traffici di auto e sulla concorrenza alla Compagnia) «io che non ero d'accordo me ne uscii dal consiglio».  Qui finiscono i virgolettati e cominciano le interpretazioni. C'è chi dice che Piero Neri, anche sollecitato dall'esterno, sia intervenuto in prima persona per cercare di riportare Sintermar a buone relazioni con il resto del porto. Con un occhio, soprattutto, alla Compagnia Portuale, oggetto di una aggerrita e talvolta spregiudicata concorrenza. Ma c'è anche chi sostiene che la scesa in campo di Piero Neri sia funzionale all'operazione che il presidente dell'Autorità Portuale Giuliano Gallanti lancerà nella proposta di piano regolatore che sarà presentata al comitato portuale del 13 luglio: la creazione di un terminal unico dei traghetti accorpando le attuali quattro aziende che - per dirla con Gallanti - stanno lì a litigarsi gli stracci: Seatrag, Unicoop Impresa, Ltm e appunto Sintermar. «Neri ha il carisma e l'autorevolezza per guidare e garantire il processo» spiega una fonte altamente qualificata. Anche se non sarà facile mettere allo stesso tavolo Lucarelli e Conti, Mannocci e Fremura.  Chissà. Forse, più semplicemente, Piero Neri ha fiutato qualche buon affare che si può fare dalla stanza dei bottoni di Sintermar. Perchè, quando si tratta di affari, vede lungo - vedi il ghiotto contratto per la vigilanza al rigassificatore. E allora come dimenticare che una società di cui Neri è presidente - e D'Alesio amministratore - la Toscopetrol, ha acquistato un'area confinante con Sintermar, la ex Carbochimica, 40mila mq pagati non poco (mutuo di 17 milioni di euro). E come non ricordare che tre anni fa - quando Corrado Neri andava a Napoli per agganciare Grimaldi e Silvio Fremura annunciava la ritirata dai contenitori - Piero Neri immaginava che l'attività portuale potesse essere sostituita da un grande polo petrolifero in riva al Canale Industriale: Costieri D'Alesio, Doc, Carbochimica, Sintermar, tutti della stessa proprietà, mille metri di banchina senza soluzione di continuità.  Al netto delle voci, una cosa è certa: con Piero Neri in Sintermar niente sarà come prima. Ma i Fremura, soprattutto, lo aspettano al varco delle decisioni. Quelle importanti - si chiamano "straordinarie" - per passare abbisognano dell'82% dei voti, cioè dell'unanimità.

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di Redazione web