«Genitori: impossibile controllare, meglio educare»
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Massimo Ampola, sociologo, mette in guardia i genitori: proibire internet ai figli non serve Il sociologo Ampola: attenzione, i nostri ragazzi possono farsi molto male con Facebook
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LIVORNO. «Il fenomeno delle risse tra ragazzine con giovani che assistono prendendo punti è ormai consolidato. Si è sviluppato almeno negli ultimi dieci anni». Ma il problema, come sottolinea il sociologo Massimo Ampola, è quando «la comunicazione attraverso i social network fa da amplificatore». «I nostri ragazzi - ripete - devono rendersi conto che la realtà cosiddetta virtuale lascia segni concreti, cicatrici vere». Cosa possono fare i genitori? Ampola risponde che «è impossibile, ieri come oggi, pensare di controllare tutto. Sarebbe anche sbagliato». «Di soluzioni immediate - commenta - non ce ne sono. Non ci sono ricette a difesa dei rischi della Rete. Di fronte a situazioni come questa l'unica strada è cercare di riscotruire un rapporto di reciprocità tra genitori e figli. Mi spiego meglio: il problema non sono i controlli, ma la struttura, l'educazione dei ragazzi. I nostri giovani devono capire che i genitori non sono solo "erogatori di servizi" e non possono trattarli come pari. Devono tornare a rispettare i ruoli. Rispettare gli adulti, i coetanei, se stessi». «In tecnicese - riprende - parleremmo di differenza tra semplice, sintetico e semplicistico: la giusta condivisione tra giovani e adulti è saltata e va recuperata. Altrimenti intervenire in certe situazioni diventa difficile. Non si può certo pensare di controllare tutto...». «Spesso - chiude Ampola - quelli che si infilano in queste brutte situazioni sono ragazzi (più spesso ragazze) bravi, puliti, fragili. Magari nel mondo di Facebook, in un rapporto orizzontale fatto di "amici" si sentono spalleggiati. Si sentono più forti. Ma l'infrastruttura è fragile e si può rafforzare solo recuperando un certo rapporto con gli adulti».
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