Italia
«La vasca non basta, servono altre soluzioni»
L'Authority: dobbiamo scavare 2 milioni di metri, la Regione ne copre solo 300mila
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LIVORNO. La prima vasca di colmata è pressochè esaurita, la seconda ancora deve essere appaltata. In mezzo c'è un buco di qualche anno. E un programma di dragaggi imponente, per far tornare il porto di Livorno competitivo. Aprendo il convegno, il presidente dell'Autorità Portuale Giuliano Gallanti ha dettato l'agenda: «Ci aspettiamo risposte certe e chiare in merito ad una emergenza che investe non solo il porto di Livorno, ma i principali scali marittimi italiani. Perché senza una politica seria sui dragaggi, non potremo minimamente sperare di fare di Livorno un porto al passo con i tempi, in grado di competere con il fenomeno del gigantismo navale». E' toccato all'ingegner Giovanni Motta, dirigente sicurezza e controlli ambientali dell'Autorità Portuale che si occupa dell'argomento, illustrare il programma di dragaggi dell'Autorità Portuale. E' di pochi giorni fa la notizia della firma dell'accordo per realizzare, entro il 2015, con l'arrivo di 51,5 milioni di euro tra fondi statali, regionali e comunitari (31 dalla Regione, di cui 11 dallo Stato), due interventi "urgenti e prioritari": il dragaggio del canale di accesso e della Darsena Toscana e i lavori per la messa in sicurezza dello scolmatore dell'Arno. Interventi fondamentali - la Darsena Toscana si sta insabbiando e la strozzatura del canale sta mettendo in fuga gli armatori - che si aggiungono a quelli già programmati dell'Authority: il dragaggio del molo della capitaneria, del lato sud e del lato nord del Molo Italia, della banchina 75, del pontile 12. Motta elenca le cause principali per cui il dragaggio è ancora un problema, prima fra tutte la non chiara configurazione giuridica dei sedimenti che complica la loro collocazione finale. «A Livorno la prima vasca colmata è già praticamente piena, la seconda è in fase finale di costruzione, ma non è sufficiente. Il piano regionale copre solo 300.000 dei due milioni e mezzo di metri cubi che dobbiamo dragare». La soluzione? Secondo Motta solo una: la differenziazione. «La vasca colmata è solo una delle possibilità, non la risposta. Abbiamo bisogno di una normativa di riferimento chiara che recepisca i criteri europei, di procedure autorizzative meno lunghe e di riconsiderare l'inserimento dei fondali marini nei Sin. Non dobbiamo dimenticare che ad oggi i costi di smaltimento variano dai 20 ai 200 euro al metro cubo a seconda della destinazione. Come si può programmare un'attività senza avere certezza?». (l.m.)
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