Il Tirreno

Livorno

Dopo il forfait di Chiamparino, sale lo scontro politico

Cosimi l’altra sera al suo arrivo ai Bottini dell’Olio e don Paolo Razzauti molto critico con la scelta di Chiamparino
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Cosimi l’altra sera al suo arrivo ai Bottini dell’Olio e don Paolo Razzauti molto critico con la scelta di Chiamparino

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 LIVORNO. La contestazione dei No-Tav a due sedi cittadine del Pd; la cancellazione del dibattito ai Bottini dell'Olio a cui avrebbero dovuto partecipare Sergio Chiamparino e Alessandro Cosimi; il silenzio dei vertici democratici. Tutti argomenti destinati a far discutere e che intanto hanno lasciato una scia di reazioni. A cominciare da don Paolo Razzauti, che ha dedicato il blog che tiene sul sito internet del Tirreno proprio a questa vicenda.  E le sue parole nei con fronti dell'ex sindaco di Torino non sono state certo tenere. RAZZAUTI.«Vergogna: non mi aspettavo una cosa del genere da un uomo come Chiamparino. Dinanzi alle proteste (specialmente dei giovani) non si fugge, ma si affrontano. Come sarebbe stato bello ed educativo, se in una città libera e democratica come Livorno, Cosimi e Chiamparino avessero lasciato le loro sedie dietro ad un tavolo per una conferenza, e fossero usciti a dialogare con chi contestava. Sarebbe stata una delle migliori lezioni di democrazia».  «Dinanzi a chi contesta, non si fugge - aggiunge don Razzauti - ma si affronta con coraggio la situazione nella ricerca di una soluzione che sia la migliore, non per qualcuno, ma per tutto il Paese». La fuga è sempre un errore e non è da uomini democratici nè da veri politici». COSIMI. In realtà va detto che Cosimi non è fuggito: ha preso atto della decisione di Chiamparino, accettandola anche se - forse - non condividendola, e alle 21 in punto si è presentato ai Bottini dell'Olio pronto a parlare con gli eventuali manifestanti. Poi, visto che non c'era nessuno, ha visitato nuovamente la mostra fotografica di Laura Lezza. E ha anche commentato le contestazioni alle sedi del suo partito, a differenza di quanto hanno fatto i segretari del Pd Di Rocca e De Filicaia che lo hanno raggiunto ai Bottini Dell'Olio ma hanno preferito rimanere in silenzio. STAGI (PD). Comportamento, quello dei due segretari (e anche di altri esponenti), che non è stato affatto gradito da Giuseppe Stagi, presidente della commissione territoriale di garanzia, iscritto al circolo Pd Centro e coinvolto - suo malgrado - nei tafferugli di lunedì. «Negli anni '70 all'Aquila - scrive Stagi - la sede regionale del Pci fu assaltata e presa. Il segretario regionale Petruccioli fu immediatamente sostituito e la direzione nazionale diramò un comunicato nel quale, tra l'altro, si chiedeva ai dirigenti e ai militanti di difendere le sedi del partito "a qualsiasi costo". Non era quello un partito della "Milano da bere" e non porgeva l'altra guancia, non per cattiveria, ma perché riteneva che difendere le proprie sedi fosse il primo impegno per difendere la democrazia. Su questo invito anche a riflettere i militanti e i dirigenti del Pd: non voglio che si trasformino in eroi, ma non lo ordina il medico della mutua, lo svolgere un ruolo politico». NO TAV. Un comunicato è invece arrivato a firma dei manifestanti solidali con il movimento No-Tav. La nota conferma che i tafferugli ci sono stati, ma che ciò è stato causato dalla reazione degli iscritti del Pd. «È stata fatta un'azione simbolica a due sedi del Partito Democratico - scrivono - come principale responsabile di anni di repressione e violenze contro la popolazione della Val di Susa. In piazza Magenta i manifestanti, restando sul marciapiede, stavano legando un nastro bianco e rosso dei lavori in corso, a quel punto i militanti del Pd dalla soglia della loro sede hanno strappato il nastro e hanno rotto il cartello che un manifestante teneva in mano».  Una versione dei fatti c he viene però ribaltata da Giuseppe Stagi.  «Leggendo un sito - afferma l'iscritto alla sezione Pd Centro - sembra che un gruppo di facinorosi del Pd si sia opposto alla giustizia proletaria delle masse che volevano punire il circolo del Pd per la posizione espressa da questo partito, a livello nazionale, sulla Tav. I facinorosi del Pd erano 5 donne sui 70 anni e 3 uomini, anche loro attempati, di cui uno non vedente. Tale era la forza della reazione. Quindi, tutto da ridere. Una cosa da "briai mezzi"? Mi permetto di dissentire. Il gesto "simbolico" di chiudere con striscioni di carta la porta del Circolo Centro e quello, un po' più forte, di bruciare la bandiera del Pd al Circolo Lanciotto Ghelardi (chissà se i giovani rivoluzionari sanno chi sia stato) è qualcosa di più di una ragazzata, ma può divenire il simbolo di un clima pericoloso anche in questa città». DI ROCCA (Pd). Il segretario della federazione ha scritto una lettera di solidarietà ai presidenti dei due circoli teatro delle contestazioni, condannando gli episodi e riaffermando la volontà al dialogo. SEL. Sinistra e libertà ha diffuso un comunicato contro l'uso della polizia per aprire il cantiere in Val di Susa. Non una parola su quanto accaduto a Livorno.

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di Redazione web