Gioco
Shangai, lo scandalo dei palazzi mai finiti
Juna Goti
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A sinistra lo scivolo per le auto (ancora transennato) che, da una traversa di via Paretti, porta al parcheggio sotterraneo dei palazzi nuovi. Sopra il cancello chiuso a chiave e con il lucchetto. A destra gli spazi di sosta da completare, con gli attrezzi da lavoro abbandonati sul cemento bagnatoDa un anno ci abitano 117 famiglie ma i parcheggi sono chiusi e i sotterranei allagati
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LIVORNO. Il palazzo, o meglio i palazzi (un complesso fatto di torri a mattoncini rossi di proprietà di Casalp) sono stati consegnati poco più di un anno fa: in tutto 117 appartamenti che si affacciano su via Paretti e che, si disse alla consegna delle chiavi ai legittimi assegnatari, «rappresentano una svolta nel piano di recupero di Shangai». Ma a distanza di mesi e mesi dall'inaugurazione salta fuori che i lavori nei sotterranei (un'area immensa, scavata sotto l'intero complesso) non sono mai stati completati. Gli spazi in cemento, a cui si accede anche dalle ascensori interne, si allagano di continuo e non hanno ancora passato il collaudo. Là sotto ci sono cantine e, soprattutto, 120 posti auto che, fino a oggi, sono rimasti inutilizzabili.
Due giorni fa alcuni residenti - che hanno pensato di scrivere un esposto alla procura per denunciare «i possibili rischi, visto che le ascensori scendono fino al sottosuolo» - hanno incontrato in circoscrizione i rappresentanti di Casalp. Il complesso, infatti, è di proprietà della società partecipata dal Comune che ha assegnato i lavori di costruzione, dopo una gara di appalto, a un'impresa di Napoli (la Cogepa). Il presidente di Casalp, Stefano Taddia, ha fatto sapere che «per il momento non ci sono contenziosi con la ditta». Ma la guerra di carte bollate sembra alle porte. Perché come accade spesso in questi casi, per la società appaltante l'impresa non ha portato a termine come doveva gli interventi, mentre per i costruttoti era il progetto (redatto da Casalp e da uno studio di Firenze) a essere sbagliato. Fatto sta che il mega complesso nuovo di zecca, punta di diamante dell'ampio piano di recupero insieme alla nuova scuola, è pronto solo a metà: al primo acquazzone i parcheggi ancora sbarrati finiscono sott'acqua.
Non solo: una ventina di alloggi, come confermato da Casalp, hanno problemi di infiltrazioni (soprattutto dalle terrazze degli ultimi piani). «Entro la fine dell'estate - assicura Taddia - interverremo per impermeabilizzare gli alloggi». Ma per i sotterranei «non siamo in grado di fare previsioni: interverremo appena le procedure ci consentiranno di non perdere i diritti per una eventuale rivalsa».
Due giorni fa alcuni residenti - che hanno pensato di scrivere un esposto alla procura per denunciare «i possibili rischi, visto che le ascensori scendono fino al sottosuolo» - hanno incontrato in circoscrizione i rappresentanti di Casalp. Il complesso, infatti, è di proprietà della società partecipata dal Comune che ha assegnato i lavori di costruzione, dopo una gara di appalto, a un'impresa di Napoli (la Cogepa). Il presidente di Casalp, Stefano Taddia, ha fatto sapere che «per il momento non ci sono contenziosi con la ditta». Ma la guerra di carte bollate sembra alle porte. Perché come accade spesso in questi casi, per la società appaltante l'impresa non ha portato a termine come doveva gli interventi, mentre per i costruttoti era il progetto (redatto da Casalp e da uno studio di Firenze) a essere sbagliato. Fatto sta che il mega complesso nuovo di zecca, punta di diamante dell'ampio piano di recupero insieme alla nuova scuola, è pronto solo a metà: al primo acquazzone i parcheggi ancora sbarrati finiscono sott'acqua.
Non solo: una ventina di alloggi, come confermato da Casalp, hanno problemi di infiltrazioni (soprattutto dalle terrazze degli ultimi piani). «Entro la fine dell'estate - assicura Taddia - interverremo per impermeabilizzare gli alloggi». Ma per i sotterranei «non siamo in grado di fare previsioni: interverremo appena le procedure ci consentiranno di non perdere i diritti per una eventuale rivalsa».
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