Il Tirreno

Livorno

Quel ragazzo investito dall'auto pirata nessuna attenuante per chi scappa

Riccardo Heusch   presidente commissione traffico Aci Livorno

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 Il lutto per la morte di Davide Viola, il ragazzo di Collesalvetti investito da un'auto, colpisce anche l'Aci Livorno, da sempre attenta alla tematica della prudenza al volante ed in sella e allo sviluppo di campagne di sensibilizzazione per la sicurezza. In tutta questa brutta vicenda, il nostro ente però intende focalizzarsi sull'aspetto più importante: l'omissione di soccorso. La nostra speranza infatti è che i pesantissimi errori commessi questa volta da un singolo, possano servire da insegnamento e monito al resto della comunità per evitare il loro ripetersi in futuro, con l'inevitabile sequela di funeste conseguenze. Un omicidio colposo di per sé infatti non prevede la detenzione. A meno che non venga accompagnato da aggravanti, come in questo caso il mancato aiuto.  La mancata assistenza segna allora lo spartiacque tra la semplice disattenzione, anche fatale, ed il crimine vero e proprio. Un confine che pare sottile nella forma ma diventa allo stesso tempo enorme nella sostanza: una voragine si apre tra la pur grave accusa di omicidio colposo e quella però decisamente più devastante e infamante di omicidio doloso. Discorso totalmente diverso invece è quello di scegliere coscientemente di non prestare soccorso. In quest'ultimo caso abbiamo la chiara e ferma volontà di 'tirare di lungo' da parte dell'automobilista. Quali che siano quindi i motivi di tale scelta tanto imprudente quanto scellerata, non aggiungere l'aggravante del dolo da parte di chi si trova al volante è decisamente inevitabile. La presunzione di aver urtato una pietra, di aver sobbalzato per il salto di una buca piuttosto profonda e via dicendo, non sono elementi da addurre a discolpa. In caso di dubbio, il guidatore ha il dovere morale e civico di accertarsi di non aver causato danni a nessuno o ad alcunché. Non esistono attenuanti per chi non si ferma e si assicura al cento per cento, prima di riprendere tranquillamente la propria marcia. Quella del malcapitato ragazzo livornese resta quindi una vita sacrificata soltanto per colpa della mancata osservanza delle più basilari regole del vivere civile: prestare soccorso il prima possibile a chi ne necessita.

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di Redazione web