Il Tirreno

Livorno

Elia accusa l'Authority «Ci ha invitato a lasciare Livorno»

Cristiano Meoni
Gli sterminati piazzali di Elia in via Firenze: dal 2009 le auto vengono sbarcate dalla Sintermar
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Gli sterminati piazzali di Elia in via Firenze: dal 2009 le auto vengono sbarcate dalla Sintermar

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 LIVORNO. «Abbiamo avuto un incontro con il board dell'Autorità Portuale: c'erano il presidente Gallanti, il segretario generale e altri funzionari. Siamo stati invitati a lasciare Livorno, perchè non siamo graditi, perchè diamo fastidio al porto. Eppure noi, a Livorno, abbiamo portato e continuiamo a portare lavoro».  Mario Pellegrini è il direttore commerciale della Fratelli Elia, trecento bisarche di proprietà e sette sedi sparse in tutta Italia, uno dei big dei trasporti di auto nuove, controllato dal fondo d'investimento Clessidra. Gli telefoniamo per sapere se è vero che la Elia vuol lasciare Livorno e portare tutti i traffici (100mila auto almeno) a Civitavecchia. Il manager appare sorpreso: «Non siamo noi che abbiamo minacciato di andare via, è l'Autorità Portuale che ci ha invitato a farlo nell'incontro che abbiamo avuto martedì scorso». Un incontro assai burrascoso. Come conferma il presidente dell'Autorità Portuale Giuliano Gallanti: «Sì, ci siamo scontrati. Ma non abbiamo certo invitato Elia a lasciare Livorno, ci mancherebbe altro! Abbiamo semplicemente detto che chi lavora in questo porto deve rispettare le regole». Fine del monopolio  Livorno è il primo porto italiano per lo sbarco di autovetture nuove: oltre 300mila l'anno. Un lavoro che è sempre stato fatto dalla Compagnia Portuale per conto dei principali trasportatori e grossisti: Mercurio, Autotrade & Logistic, Fratelli Elia. Ma il monopolio dei portuali un anno e mezzo fa è terminato. Elia, infatti, ha scelto un'altra banchina dove sbarcare le auto, quella della Sintermar, il terminal delle famiglie Neri, Fremura e D'Alesio. Stringendo con gli imprenditori livornesi un'alleanza (50% ciascuno) in una nuova società, la Wintermar. 70mila auto si sono da subito spostate dalle banchine della Compagnia Portuale a quelle della Sintermar. Cresciute, quest'anno, a 100mila con l'arrivo di nuovi traffici (le Chrysler, il nuovo suv Fiat Freemont, le Volkswagen). La reazione del portuali  I portuali, attaccati nel core business, quello che dà più fatturato e giornate di lavoro, hanno reagito con tutti i mezzi. Ma specialmente appellandosi alle regole che Sintermar ed Elia avrebbero stracciato pur di lavorare a condizioni più competitive delle loro. Nascono dalla reazione della Compagnia - ma anche del sindacato - le ispezioni dell'Autorità Portuale che negli ultimi mesi hanno bersagliato la Sintermar, l'ultima delle quali martedì quando gli ispettori hanno trovato impegnati nel trasferimento delle auto quattro lavoratori della cooperativa Cpm, che non è autorizzata a lavorare in porto. Questo è dumping  Quello che sostiene la Compagnia Portuale lo ha rivelato un suo dirigente, Vladimiro Mannocci, qualche giorno fa: «L'operazione che coinvolge Sintermar, Elia e Grimaldi si basa sul disconoscimento delle legge 84. Chi opera nell'ambito portuale deve rispettare le norme esistenti, indipendentemente dal fatto che svolga operazioni portuali in aree private o demaniali. E il terminal Sintermar ricade nell'ambito portuale. Le operazioni sulle auto possono essere svolte solo da imprese autorizzate e Cpm non lo è». «In realtà - aggiunge Mannocci - si capisce bene perchè Elia vuole utilizzare Cpm: attraverso l'uso di manodopera a più basso costo può fare tariffe migliori. Questo si chiama dumping, concorrenza sleale». No, è solo concorrenza  Elia, e pure Sintermar, invece sostengono che, essendo il terminal privato, non demaniale, chiunque può essere incaricato delle operazioni. «Dumping? Fantasie - risponde Pellegrini - Così come è inventata la voce che noi offriamo una tariffa di 19 euro a vettura per portare via lavoro alla concorrenza. Se la Compagnia fa 28, noi possiamo scendere a 27, non di più. Il punto è che chi non è abituato alla concorrenza, quando questa arriva, si sente attaccato e la considera sleale».  Due posizioni opposte. La realtà è che la pressione del mercato sta mettendo in discussione equilibri consolidati: alla Sintermar sta nascendo una piattaforma alternativa a quella dei portuali, con un modello gestionale diverso da quello da sempre in voga a Livorno, un modello molto attento ai costi, non condizionabile dai sindacati e a volte spregiudicato. «Noi portiamo lavoro - protesta il manager di Elia - Grimaldi rispetto all'anno scorso ha aumentato i traffici del 40 per cento. E a Livorno ci stiamo finchè i conti tornano». Avvertiti.

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di Redazione web