Il Tirreno

Livorno

La tesi di laurea di Valerio Casini, studioso e musicista

Siamo una città da record per il numero delle band

D.Ser.
Siamo una città da record per il numero delle band

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 LIVORNO. «A Livorno c'è una scena musicale molto viva. Si comincia a suonare presto e c'è una netta prevalenza maschile, dentro una folta quantità di gruppi a prevalente tradizione rock. Si esprime bassa fiducia nelle istituzioni e una critica alla realtà musicale italiana». A grandi linee è questo il quadro che esce fuori da una tesi di laurea discussa quest'anno alla facoltà di scienze politiche dell'Università di Pisa: "La scena musicale della città di Livorno". L'autore è Valerio Casini (nella foto), musicista livornese di 26 anni che si è laureato in scienze sociali con 110 e lode, relatore il prof. Massimo Ampola, docente di metodologia della ricerca sociale.  Valerio fa il musicista e collabora all'organizzazione di eventi in qualità di vice-presidente dell'associazione culturale Clap!. Ha iniziato a suonare a 14 anni ed è il frontman dei Bad Love Experience, uno dei gruppi più in voga a Livorno. Prima di lui, un'altra tesi era stata prodotta sullo stesso tema nel 1997 da Giberti, autore al quale Casini si è rifatto per confrontare i dati e analizzare l'evoluzione di una scena musicale che, secondo un articolo uscito nel 2005 su Rolling Stone, ha reso Livorno «la seconda città del mondo per il rapporto tra il numero di abitanti e numero di gruppi musicali esistenti, seconda solo a Los Angeles».  Qual è l'impianto teorico che ha sostenuto la tua tesi? «La letteratura di riferimento - risponde Valerio - comprende in primis l'analisi critica della Scuola di Francoforte, in particolare Adorno, che divideva la "buona" musica seria dalla "non buona" popular music, sostenendo che solo la prima produca progresso, mentre l'altra costringe l'uomo in una condizione di alienazione. Tuttavia, la musica popolare è cambiata molto e il rock ha ottenuto incredibili successi a partire dagli anni '50. Così per analizzare la realtà livornese, ho trovato adeguato un approccio costruttivista, che assume la musica come elemento utilizzato dalle persone per la propria definizione individuale e collettiva. Per chi suona, il gruppo o il concerto sono aspetti primari di socializzazione».  Da qui Valerio ha censito 68 gruppi, e a 24 di questi ha sottoposto un questionario di 40 domande. Dalle quali è uscito cosa? «Che ai livornesi piace fare musica rock, cantare in inglese e vivere la musica come via di evasione e socializzazione, più che come un lavoro. Al momento della mia ricerca, l'85% del campione avevo uno scarso livello di fiducia nelle istituzioni, ma molti hanno espresso anche il desiderio di trovare canali di contatto ed essere aiutati».

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di Redazione web