Gioco
Si alzi il sipario, è la scena più bella
D.Ser.
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Emiliano Nigi Ma la tribù della musica grida: soffriamo per la mancanza di spazi per suonare
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LIVORNO. Pensieri e parole dai protagonisti della scena musicale livornese. Un movimento incessante che rende Livorno una delle città più creative d'Italia. Il merito è anche di quelli che suonano e ci mettono la faccia: anche qui, per dire la loro sul presente. «I progetti che escono da Livorno sono interessanti, c'è un bel fermento», dice Marco Pellizzon, 31 anni e voce della Sexual Chocolate Band. «I gruppi - continua Marco - pagano però la carenza di spazi per suonare, e noi ad esempio questa estate ci esibiremo soprattutto fuori. Ma è sul palco che si fa il salto di qualità e si cresce. Un progetto come Arondeband può essere una vetrina importante e fungere da nuovo catalizzatore. Come la sede di un marchio che ha poi tante succursali col nome di tutti i gruppi livornesi». Si cerca di vivere anche attraverso la musica, pur se il comparto della cultura, come l'istruzione, è in cima alla lista dei tagli del governo. Ne sa qualcosa Patrizio Orsini, 33 anni e membro dei Jackie-O's Farm: dopo 10 anni nella scuola ha perso il posto, e ora? «Collaboro con il The Cage Theatre - afferma - occupandomi di produzioni musicali e cinematografiche, tour, e poi manutenzione e funzionamento del Teatro Mascagni». E' la sede del The Cage Theatre, fresca di cronaca per lo stop imposto al calendario estivo degli spettacoli, in seguito alle proteste contro il rumore presentate da chi abita nell'unico appartamento che si trova dentro il parco antistante al teatro. Mimmo Rosa, presidente dell'associazione The Cage (e batterista dei Chromosomes), aggiunge: «Credo che la scena livornese si sia molto unita nei primi anni 2000, i gruppi hanno imparato a conoscersi. È un dato positivo, assieme alle tante realtà associazionistiche esistenti. Di contro, i giovani di oggi sono diversi rispetto a quelli di 10 anni fa: internet ha portato disinteresse verso la musica dal vivo. Io, negli anni '90, andavo ovunque per vedere i concerti, per imparare da chi suona da tanto tempo: è questo che serve». E da molto si suonava dentro i famosi Fondi Cavallotti: molte band sono state sfrattate nello scorso autunno, e tra chi ne ha toccate c'è Tommaso Bandecchi, produttore musicale e poi membro di tre gruppi diversi (dai Biffers ai Surfer Joe and His Boss Combo), con i quali sarà in tour questa estate tra l'Europa e gli Stati Uniti. «I gruppi usciti dai Fondi Cavallotti sono rimasti compatti e la nostra base si è spostata a Stagno, ma anche lì abbiamo avuto problemi, così ora possiamo provare solo nel pomeriggio. Nonostante le difficoltà - continua Tommaso - la scena va avanti, mostrando forti qualità che Livorno dovrebbe foraggiare per trarne profitto e svecchiare la mentalità. Un nuovo soggetto che ci dia visibilità sicuramente ci aiuterà». Contemporanea alla vicenda dei Fondi Cavallotti è l'emergere di un'altra associazione culturale che si chiama Clap!: Alessio Carnemolla ne è il presidente. «Il Comune - dice - deve "istituzionalizzare" la realtà musicale cittadina e tutelarla in prima persona. Come Clap! abbiamo proposto il progetto "Livorno città della musica": un primo passo per costituire un'interfaccia attiva tra gli artisti e le istituzioni, un organo continuo di dialogo e idee costruttive da proporre a chi ci governa e deve garantirci un'esistenza migliore. Questa città si merita di più, perciò chiedo ancora una volta a tutti di iscriversi al progetto». Un contatto con l'amministrazione lo si cercò durante le elezioni amministrative del 2009, con la formazione di una lista civica chiamata "Livorno Città Aperta", in cui c'era anche Matteo Caldari, musicista e fondatore dell'etichetta indipendente Inconsapevole Records: «Con l'apertura del Teatro C e del Mascagni le cose sembravano migliorate, mentre oggi le vicende Spazio Zero e The Cage ci parlano di difficoltà. E che dire della Fortezza Vecchia? Un posto così lo metti a Barcellona o ad Amburgo ed ogni sera ci sarebbero eventi, mentre qui ci si fa poco e niente. Bisognerebbe rimettersi al tavolino con le istituzioni e sfruttare il vento di cambiamento a livello nazionale per fare di Livorno una città di giovani». Emiliano Nigi è la voce dei Carneigra, che ha prodotto quest'anno "Fumatori della sera", ultimo disco che pesca dalla musica popolare e mediterranea. Lui è anche un membro dell'associazione Spazio Zero: «Aspettiamo una proposta dal Comune per trovare un'altra sede per la nostra associazione, che a settembre vuol ripartire con i corsi e le produzioni. Ma non siamo gli unici a subire una volontà politica di non far uscire la cultura, nella quale non si investe da anni, pur sé nella scena musicale ci sono persone che sanno lavorare bene». Chi invece non vuole intrecci con la politica è Simone Luti, bassista storico di Livorno: «Il Comune fa bandi e concede spazi, ma poi mette sempre il bastone tra le ruote, perciò io dico basta con le promesse e con l'attaccarsi a chi cerca voti e ritorno d'immagine. Per ottenere visibilità, a Livorno servirebbe un consorzio basato su un circuito di locali privati che fanno suonare, ma senza passare dalla burocrazia».
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