Il Tirreno

Livorno

Adottiamo Davide nei nostri cuori

Lara Loreti
<b>FOLLA COMMOSSA. </b>Tanti giovani ieri hanno affollato Nugola per il funerale di Davide Viola
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FOLLA COMMOSSA. Tanti giovani ieri hanno affollato Nugola per il funerale di Davide Viola

«Gli hanno rubato la vita, ma lui continua a esistere: ti vogliamo bene»

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 LIVORNO. Non basta il dolce pendio della vallata di Nugola a contenere il dolore che emana questo paesino di circa mille abitanti, ma che sembra una metropoli. Tanto sono affollati la chiesa e il piazzale antistante per l'ultimo saluto a Davide Viola celebrato ieri pomeriggio. Le lacrime impregnano l'aria caldissima e la chiesetta ospita solo una piccola parte delle persone accorse al funerale. Sono almeno cinquecento, di cui la metà ragazzi. Coetanei di Davide, alcuni erano con lui sabato notte, prima che si staccasse dal gruppo a Colle, e incontrasse la morte per strada, travolto da un'auto pirata. Il conducente, Ionel Vajda, rumeno di 40 anni, è stato arrestato poco dopo dai carabinieri.  Il corteo funebre parte alle 15.40 dall'abitazione della famiglia Viola, in via di Nugola Nuova, e raggiunge la chiesetta in cima al paese. In testa ci sono la mamma del ragazzo, Manuela Menichetti: gli occhiali neri non celano la sofferenza che solca il suo viso e trafigge lo sguardo. Accanto a lei ci sono nonna Liliana e babbo Vincenzo. Dietro tutti i parenti e centinaia di ragazzi. Molti di loro sono di Nugola, altri sono arrivati da Colle, dove Davide andava spesso e dove si trovava anche quella sera.  Impossibile trattenere la commozione quando il feretro entra nella chiesa e trova risposo ai piedi dell'altare, ricoperto di un tappeto di rose rosse e bianche. Tenera e tragica l'immagine di mamma Manuela che sistema con cura, come fosse viva, la foto del suo Davide, ritratto in un giorno di festa, il bel viso sorridente e un elegante camicia bianca.  «Davide lo conosciamo tutti - dice il concelebrante di don Abramo, don Giorgio, nel suo ricordo personale del ragazzo - e uso volutamente il presente perché lui è ancora tra noi. Lo abbiamo conosciuto e gli volevamo bene. Lui ha lasciato un'impronta in questo paese e s'è fatto conoscere: se penso alle sue scorrazzate con il motorino... Abbiamo cominciato ad amarlo ancora prima di incontrarlo. Ricordo come fosse ora la mamma Manuela quando iniziò a spargere la voce del suo arrivo dal Sudamerica. Voleva preparargli l'accoglienza. E Davide è stato accolto con affetto da tutti. Era un ragazzo appassionato e passionale. Aveva un temperamento estroverso e vivace, con qualche intemperanza: e chi non ce le ha a 16 anni».  A un tratto il prete si interrompe, le parole rotte dal pianto escono lente e sottili come un ago: «È venuto in Italia per avere una vita più piena, e invece è stato derubato della sua vita. Non voglio fare valutazioni su questo uomo, che gli ha rubato la vita. Ma che il suo sacrificio sia una possibilità per tutti noi, che forse non l'abbiamo aiutato abbastanza. Ma c'è tempo per rimediare: adottiamo Davide spiritualmente, nelle nostre vite, nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere, quotidianamente».  

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di Redazione web