Il Tirreno

Livorno

Via Grande tempio dei grandi marchi

Juna Goti
Le due responsabili di Yamamay, Barbara Cemerich e Rossella Doria
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Le due responsabili di Yamamay, Barbara Cemerich e Rossella Doria

Inaugurato anche Yamamay: negozi in franchising e catene sfiorano quota cinquanta

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 LIVORNO. Il marchio è un po' uno scioglilingua: Yamamay. In realtà la fascia rossa con la scritta bianca spuntata in via Grande negli ultimi giorni non ha bisogno di grandi presentazioni: costumi e biancheria intima per donna, uomo e bambini, 500 punti vendita sparsi in Italia e 60 nel resto del mondo, la faccia - anzi gli addominali - del dj Bob Sinclar appiccicati sui manifesti delle ultime campagne pubblicitarie.  Ieri pomeriggio, dopo quattro giorni di allestimento non stop, è stato inaugurato a sorpresa il primo punto vendita livornese del marchio Yamamay. Così, tra i Quattro Mori e piazza della Repubblica, il numero di catene o negozi in franchising - da Benetton a Zara, passando per i vari Promod, Charget, Keyra, Kiko, Intimissimi, Gardenia - è salito fino a sfiorare quota cinquanta.  Quella che una volta era la via delle botteghe artigianali, a conduzione familiare e rigorosamente made in Livorno, è diventata a tutti gli effetti la strada delle grandi catene. I bracciali di Charget hanno preso il posto dell'elegante Lombardo (il negozio per signori con sartoria di qualità nato nel 1947 e chiuso pochi mesi fa), Suomi dopo 25 anni ha salutato e ringraziato Livorno (come si leggeva sui cartelli appesi a settembre in vetrina) cedendo il posto al negozio "giovane" del gruppo Zara, Stradivarius. Il tempio del disco Atlantic Star ha accettato l'offerta del francese Camaieu (abbigliamento femminile), l'indimenticato Brogialdi, un mito della scarpa, ha prestato la vetrina alle camiciette di Keyra.  E ancora Tofani, sostituito da Tim, Zara che ha chiuso l'era Upim, Benetton allestito negli immensi locali dove Kotzian srotolava tessuti e tappeti. Poi Tezenis, che occupa i locali di Vittadello (altra garanzia per signori) e Breshka, che ha sostituito la Camiceria Imperia.  Una trasformazione che non è avvenuta certo dall'oggi al domani, ma che nell'ultimo anno ha vissuto l'impennata decisiva. I manager hanno messo sul piatto le offerte, molte famiglie di sempre - complici la crisi, l'età della pensione o semplicemente il fiuto della convenienza - hanno ceduto il passo.  Non tutte certo: La Comba ha affittato il negozio di via Grande a Stroili d'Oro, ma ha mantenuto il quartier generale di piazza Grande. Idem per Cuccuini, Banchieri, Galleni, Talarico, Giachi, Palandri, Baracchino, Bertolini, gli sposi di Massimo e le profumerie Armonie. Tutti sopravvissuti all'avanzata dei grandi scaffali puntando, come ripetono tra le vetrine, su «passione e qualità».  Tra la musica a tutto volume di Bershka e le porte sbarrate dell'ex teatro Gran Guardia spunta un'insegna targata Perugina. È lì da mezzo secolo, con i suoi baci di cioccolata e le confezioni regalo. Tra poco (salvo colpi di scena) farà da vicina a un altro colosso: H&M.

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di Redazione web