Il Tirreno

Livorno

Davide, 230 passi verso la morte

Lara Loreti
Davide, 230 passi verso la morte

Perché il giovane si era allontanato dal gruppo? È giallo

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 COLLESALVETTI. Duecentotrenta passi verso la morte. Tre minuti e mezzo di cammino per Davide Viola, dal bar in piazza della Repubblica a Colle, dove si trovava con gli amici, fino a via San Quirico, dove poi è stato investito. Ma cosa ci faceva lì il giovane, sabato notte alle 3 passate? Perché si era allontanato dal gruppo? E come mai si era fermato in strada buia, non di passaggio? E chissà se era solo o se doveva incontrare qualcuno. Tante domande, che per ora restano senza risposta. È mistero sul tragitto percorso dal ragazzo di 16 anni, ucciso nella notte tra sabato e domenica a Collesalvetti da un'auto guidata da un pirata, poi arrestato dai carabinieri.  Nessuno per ora sa spiegarsi i motivi che hanno spinto Davide a recarsi in una parte del paese che dista circa 200 metri dalla piazza, punto di ritrovo di tutti. Una via deserta di notte. «Lì ci vai se hai un appuntamento o se c'è una ragione particolare, ma non così per fare due passi», dicono gli amici. E poi Davide - spiegano i ragazzi - anche ammesso che si sentisse poco bene, non si sarebbe allontanato da solo. «Era un tipo che ti coinvolgeva nelle sue cose, insisteva spesso per farsi accompagnare nei posti. Perché non l'ha fatto anche l'altra sera?». Interrogativi logoranti, che perseguitano i numerosi compagni e la famiglia. Tutte persone che amavano Davide e che ora non si fanno una ragione della tragedia.  Quel giorno, il sabato sera per il sedicenne era iniziato presto. Intorno alle 20.30 ha incontrato gli amici: per festeggiare il compleanno di un giovane del gruppo, tutti insieme erano andati al ristorante il Gufo e la Civetta, pizzeria al Crocino. Dopo una parte di loro si era recata a ballare, lui invece era rimasto in paese con gli altri. Fino a mezzanotte e mezza circa si erano trattenuti al bar centrale Gigi, in via Roma, per bere qualcosa. Poi, quando l'esercizio aveva chiuso, si erano spostati tutto al bar Italia in piazza della Repubblica. Lì i ragazzi e in generale i residenti del paese si trattengono fino a tardi il sabato sera, specialmente quando c'è la bella stagione. E anche dopo la chiusura del bar, i giovani si trattengono a fare quattro chiacchiere prima di rincasare. Nello stesso posto c'è anche il rumeno, Ionel Vajda, 40 anni, sposato con tre figli, il conducente della Nissan Primera che poi investirà mortalmente Davide. Verso le due, il giovane telefona alla sua fidanzatina.  A un tratto dopo le 3, il sedicenne si stacca dal gruppo. Percorre via Turati, poi imbocca via Fratelli Bandiera e una scorciatoia interna per raggiungere via San Quirico. Non è chiaro cosa accada da quel momento in poi. Secondo testimoni, in quegli stessi minuti, i carabinieri passano dalla piazza principale del paese e invitano il rumeno a spostare l'auto, che è parchieggiata male. Il quarantenne prende la vettura e si incammina verso casa. Da chiarire anche il punto esatto dove il ragazzo si trovava quando è stato investito. Una cosa è certa: Davide viene travolto dalla Nissan e poco dopo trova la morte.  

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