Sicurezza
Ancora troppi punti oscuri sulla morte di Davide Video: ecco il percorso della morte
Lara Loreti
Sono ancora in corso le indagini per ricostruire le dinamiche dell'incidente che ha portato alla morte di Davide. Nessuna ipotesi è esclusa. L'autopsia dovrà ricostruire come è avvenuto l'incidente. Il pirata intanto resta in carcere.
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COLLESALVETTI. Sono tanti ancora i punti oscuri del caso del pirata di Colle, soprattutto per quello che riguarda la dinamica dell'incidente accaduto tra sabato e domenica, fra le 3 e le 4. Molti nodi, alcuni dei quali potranno essere sciolti dall'autopsia. L'esame doveva essere svolto ieri mattina a Livorno, invece poi la salma di Davide è stata trasferita a Pisa per essere analizzata dal medico legale questa mattina alle 10. Una decisione, quella della magistratura, che è stata presa per poter svolgere dei prelievi specifici in quanto nell'istituto di medicina legale pisano ci sono una serie di strumentazioni più adeguate per poter svolgere tutti gli accertamenti possibili.
Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, si stanno muovendo con grande scrupolo per chiarire il più possibile lo scenario dell'investimento. Uno dei punti cruciali, secondo la magistratura, è capire se il giovane avesse avuto o non un malore prima di essere travolto dalla Nissan Primera grigia guidata dal rumeno di 40 anni, Ionel Vajda, arrestato dai carabinieri poche ore dopo il fatto.
L'autopsia farà chiarezza anche sulla posizione di Davide al momento dell'investimento: era in piedi, seduto o sdraiato per strada? Potrebbe essere caduto prima dell'investimento? Domande che si pongono gli inquirenti. Si tratta di particolari importanti per gli investigatori per valutare il carico di responsabilità del conducente dell'auto pirata. Secondo le prime valutazioni, l'ipotesi che sembra più probabile è che il giovane fosse seduto a bordo della strada, sul marciapiede, e che la vettura gli sia passata sopra con le ruote.
Lo fanno pensare la ferita alla tempia, che potrebbe essere stata colpita da una parte della carrozzeria, il livido al fianco e le lesioni alle gambe. Ma per il momento non è esclusa alcuna ipotesi. Davide aveva anche un trauma dietro il capo, forse per la caduta sull'asfalto. Le macchie di sangue, in via San Quirico, teatro della tragedia, sono tutte concentrate sul marciapiede, a pochi passi dalle strisce pedonali.
Dopo il colpo, il ragazzo è rimasto agonizzante a terra, e si sarebbe rotolato e agitato per i forti dolori. Al momento del ritrovamento, era disteso con il busto sul marciapiede e le gambe in strada. «Voleva dire qualcosa, voleva raccontare cosa gli era successo, ma non ce l'ha fatta - si struggono gli amici che l'hanno soccorso - È riuscito solo a farci capire che era stato investito da un'auto».
Per il momento sembra meno probabile la eventualità che il ragazzo sia stato percosso, come qualcuno aveva sospettato. «Non ci sono elementi in questo senso», dicono gli investigatori.
Il rumeno è alle Sughere da domenica mattina e tra oggi e domani ci sarà l'udienza di condalida dell'arresto e lui dovrà comparire davanti al gip. Dopo il colpo, Vajda non si è fermato per prestare soccorso. La sua vettura però era stata vista da un testimone che ha riferito tutto ai carabinieri. Inoltre, nel corso della nottata, l'uomo sarebbe stato visto da più persone. Secondo la moglie invece, Vajda sarebbe tornato subito a casa, dove sarebbe rimasto fino all'arrivo dei carabinieri, verso le 8.30. Ai militari l'uomo ha riferito di aver avuto l'impressione di aver travolto un sacco o di aver preso una buca, ma poi ha ammesso di essere alla guida dell'auto ricercata.
Il rumeno è stato arrestato dopo esser stato sottoposto all'alcoltest in ospedale (dopo 8 ore dal fatto aveva un tasso alcolemico pari a 0.32, il che fa pensare che al momento dell'investimento avesse valori superiori alla soglia prevista per legge, 0.50).
Tuttavia per il momento, come spiegano gli inquirenti, non è possibile contestargli la guida in stato di ebbrezza, non essendoci prove oggettive del suo stato al momento della tragedia. Restano le accuse di omicidio colposo e omissione di soccorso.
Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, si stanno muovendo con grande scrupolo per chiarire il più possibile lo scenario dell'investimento. Uno dei punti cruciali, secondo la magistratura, è capire se il giovane avesse avuto o non un malore prima di essere travolto dalla Nissan Primera grigia guidata dal rumeno di 40 anni, Ionel Vajda, arrestato dai carabinieri poche ore dopo il fatto.
L'autopsia farà chiarezza anche sulla posizione di Davide al momento dell'investimento: era in piedi, seduto o sdraiato per strada? Potrebbe essere caduto prima dell'investimento? Domande che si pongono gli inquirenti. Si tratta di particolari importanti per gli investigatori per valutare il carico di responsabilità del conducente dell'auto pirata. Secondo le prime valutazioni, l'ipotesi che sembra più probabile è che il giovane fosse seduto a bordo della strada, sul marciapiede, e che la vettura gli sia passata sopra con le ruote.
Lo fanno pensare la ferita alla tempia, che potrebbe essere stata colpita da una parte della carrozzeria, il livido al fianco e le lesioni alle gambe. Ma per il momento non è esclusa alcuna ipotesi. Davide aveva anche un trauma dietro il capo, forse per la caduta sull'asfalto. Le macchie di sangue, in via San Quirico, teatro della tragedia, sono tutte concentrate sul marciapiede, a pochi passi dalle strisce pedonali.
Dopo il colpo, il ragazzo è rimasto agonizzante a terra, e si sarebbe rotolato e agitato per i forti dolori. Al momento del ritrovamento, era disteso con il busto sul marciapiede e le gambe in strada. «Voleva dire qualcosa, voleva raccontare cosa gli era successo, ma non ce l'ha fatta - si struggono gli amici che l'hanno soccorso - È riuscito solo a farci capire che era stato investito da un'auto».
Per il momento sembra meno probabile la eventualità che il ragazzo sia stato percosso, come qualcuno aveva sospettato. «Non ci sono elementi in questo senso», dicono gli investigatori.
Il rumeno è alle Sughere da domenica mattina e tra oggi e domani ci sarà l'udienza di condalida dell'arresto e lui dovrà comparire davanti al gip. Dopo il colpo, Vajda non si è fermato per prestare soccorso. La sua vettura però era stata vista da un testimone che ha riferito tutto ai carabinieri. Inoltre, nel corso della nottata, l'uomo sarebbe stato visto da più persone. Secondo la moglie invece, Vajda sarebbe tornato subito a casa, dove sarebbe rimasto fino all'arrivo dei carabinieri, verso le 8.30. Ai militari l'uomo ha riferito di aver avuto l'impressione di aver travolto un sacco o di aver preso una buca, ma poi ha ammesso di essere alla guida dell'auto ricercata.
Il rumeno è stato arrestato dopo esser stato sottoposto all'alcoltest in ospedale (dopo 8 ore dal fatto aveva un tasso alcolemico pari a 0.32, il che fa pensare che al momento dell'investimento avesse valori superiori alla soglia prevista per legge, 0.50).
Tuttavia per il momento, come spiegano gli inquirenti, non è possibile contestargli la guida in stato di ebbrezza, non essendoci prove oggettive del suo stato al momento della tragedia. Restano le accuse di omicidio colposo e omissione di soccorso.
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