Gioco
Così salveremo la Chiesa degli olandesi
Mauro Zucchelli
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CHIESA OLANDESE. L’interno del tempio in grave degradoLa Congregazione protestante: una fondazione con le istituzioni per darla ai livornesi
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LIVORNO. «Le vede quelle due enormi pietre lassù? Da qui sembrano circondate da grosse crepe, come se stessero per staccarsi. Non so più a chi ripeterlo: questa chiesa prima o poi viene giù, e non penso anche accadrà fra cent'anni». Ennio Weatherford guarda ancor più preoccupato del solito alla facciata della "sua" chiesa: è uno dei pochissimi esponenti della Congregazione olandese-alemanna, si contano sulle dita di una mano.
Neanche dieci giorni fa un masso di due quintali è piombato come un proiettile di cannone sul tavolato di legno a protezione del marciapiede sugli scali degli Olandesi: e l'ha sfondato. «Meno male, - afferma - se il legno avesse retto il macigno sarebbe probabilmente rimbalzato sulla strada. Ve l'immaginate cosa poteva accadere? Io sì, e non ci dormo».
La Congregazione olandese-alemanna era una potenza economica nella Livorno dei granduchi, Weatherford invece non è altro che un pensionato Inpdap: foss'anche per trovare i mille-duemila euro per sistemare la protezione anti-pietre ora sfondata «devo raccomandarmi alla cortesia di un amico».
E aggiunge: «Dove li trovo i milioni di euro che servono almeno per consolidare tutto e impedire che caschi in testa a qualcuno?».
L'idea-soluzione si chiama fondazione. «Noi della Congregazione non abbiamo neanche lontanamente le forze anche solo per sognare di restaurare la chiesa. Abbiamo ottenuto l'interessamento del Lions, le istituzioni locali ci dicono che faranno, vedranno: ma l'ultimo crollo è l'avvisaglia di un rischio grave. I tempi della politica potrebbero non bastare e allora stiamo pensando a una fondazione».
Dovrebbero esserci dentro: la Congregazione («che conferirebbe la chiesa»), le istituzioni locali («lo so che non ci sono soldi ma avrebbero l'impegno diretto di cercarli a livello nazionale e europeo»), la società civile che ci sta. Già alla fine degli anni novanta si andò a un passo da un intervento risolutivo: la comunità fece le corse per preparare il progetto, la cosa arrivò in dirittura d'arrivo. Peccato che in extremis la questione sparì dal tavolo.
Nessuno spiegò nulla ma i guai dell'aula mariana a Montenero all'improvviso assorbirono le energie delle amministrazioni locali. «Eppure - avverte Weatherford - l'allora sindaco Lamberti presentò il nostro concistoro al consiglio comunale con impegno solenne dicendo che sulle sorti della chiesa degli scali Olandesi il Comune non sarebbe stato a guardare». Cosa fece? Nulla. Anzi, qualcosa sì: le reti anti-piccioni. La fondazione garantirebbe la Congregazione, che non vuol vendere o regalare a qualcuno con la promessa del restauro perché, una volta passato di mano, poi non avrebbe più voce in capitolo («e non vogliamo ovviamente che ci facciano mini-appartamenti o un night-club»).
«Quando il compianto pastore Mauro Del Nista aiutò la rinascita della Congregazione negli anni novanta, disse che questa sarebbe stata la cattedrale delle varie "famiglie" di culti protestanti presenti in città. Era un magnifico sogno ma adesso non è più possibile: non chiediamo che ci vengano dati quattrini per continuare quel sogno nostro. Diciamo che questa bella chiesa neogotica la mettiamo nelle mani della città: un uso religioso limitato a due-tre ricorrenze fondamentali del mondo protestante, poi massima apertura a un utilizzo pubblico civico». Quella della fondazione è un'idea che viene guardata con favore anche dal Comune: lo conferma Mario Tredici, assessore alle culture (e mai come in questo caso il plurale c'azzecca bene).
«E' stata avanzata - sottolinea - in un incontro che ho avuto con la Congregazione olandese-alemanna e una delegazione del Lions che sta seguendo il problema. Il Comune è disposto a far parte della fondazione, magari coinvolgendo altre realtà pubbliche, e chiamando a raccolta l'arcipelago dei club. Ci stiamo lavorando: il notaio sta mettendo a punto una ipotesi di statuto. Intanto, c'è da trovare tutti insieme i fondi quantomeno per la messa in sicurezza». La chiesa potrebbe ospitare concerti, ad esempio: ciascun tempio protestante è nuda architettura perché il culto si tiene alla larga dal moltiplicarsi di immagini sacre che contraddistingue invece la religiosità cattolica. Ma invece l'acustica è in genere magnifica perché il canto degli inni è di grande importanza. «Se ben ricordo, tanti anni fa nella nostra chiesa ha suonato anche una star internazionale del violino come Uto Ughi», aggiunge Weatherford..
La fondazione servirebbe anche a evitare che gli impegni presi restino lettera morta: «La comunità olandese alemanna - dice - l'ha già sperimentato quando negli anni sessanta ha venduto l'area alle spalle della chiesa dov'è stato costruito un fabbricato. Era previsto che ci dessero un appartamento e che facessero la manutenzione della chiesa, invece né l'uno né l'altro. E perdipiù, in questa zona di terra di riporto, il palazzo "spinge" verso il Fosso dove però il terreno è consolidato e la chiesa subisce il contraccolpo statico di questo effetto sandwich». L'interno è un'apocalisse: lo "scheletro" è rimasto in piedi ma, quanto al resto, i crolli si susseguono come nel domino. Le due pietre lassù alla facciata non sono l'unico guaio in vista: anche i pinnacoli ai lati dell'ingresso sono ormai agganciati solo chissà come.
E il muro a destra è schiantato da una crepa talmente grande da ospitare un cespuglio che sembra quasi un albero.
Neanche dieci giorni fa un masso di due quintali è piombato come un proiettile di cannone sul tavolato di legno a protezione del marciapiede sugli scali degli Olandesi: e l'ha sfondato. «Meno male, - afferma - se il legno avesse retto il macigno sarebbe probabilmente rimbalzato sulla strada. Ve l'immaginate cosa poteva accadere? Io sì, e non ci dormo».
La Congregazione olandese-alemanna era una potenza economica nella Livorno dei granduchi, Weatherford invece non è altro che un pensionato Inpdap: foss'anche per trovare i mille-duemila euro per sistemare la protezione anti-pietre ora sfondata «devo raccomandarmi alla cortesia di un amico».
E aggiunge: «Dove li trovo i milioni di euro che servono almeno per consolidare tutto e impedire che caschi in testa a qualcuno?».
L'idea-soluzione si chiama fondazione. «Noi della Congregazione non abbiamo neanche lontanamente le forze anche solo per sognare di restaurare la chiesa. Abbiamo ottenuto l'interessamento del Lions, le istituzioni locali ci dicono che faranno, vedranno: ma l'ultimo crollo è l'avvisaglia di un rischio grave. I tempi della politica potrebbero non bastare e allora stiamo pensando a una fondazione».
Dovrebbero esserci dentro: la Congregazione («che conferirebbe la chiesa»), le istituzioni locali («lo so che non ci sono soldi ma avrebbero l'impegno diretto di cercarli a livello nazionale e europeo»), la società civile che ci sta. Già alla fine degli anni novanta si andò a un passo da un intervento risolutivo: la comunità fece le corse per preparare il progetto, la cosa arrivò in dirittura d'arrivo. Peccato che in extremis la questione sparì dal tavolo.
Nessuno spiegò nulla ma i guai dell'aula mariana a Montenero all'improvviso assorbirono le energie delle amministrazioni locali. «Eppure - avverte Weatherford - l'allora sindaco Lamberti presentò il nostro concistoro al consiglio comunale con impegno solenne dicendo che sulle sorti della chiesa degli scali Olandesi il Comune non sarebbe stato a guardare». Cosa fece? Nulla. Anzi, qualcosa sì: le reti anti-piccioni. La fondazione garantirebbe la Congregazione, che non vuol vendere o regalare a qualcuno con la promessa del restauro perché, una volta passato di mano, poi non avrebbe più voce in capitolo («e non vogliamo ovviamente che ci facciano mini-appartamenti o un night-club»).
«Quando il compianto pastore Mauro Del Nista aiutò la rinascita della Congregazione negli anni novanta, disse che questa sarebbe stata la cattedrale delle varie "famiglie" di culti protestanti presenti in città. Era un magnifico sogno ma adesso non è più possibile: non chiediamo che ci vengano dati quattrini per continuare quel sogno nostro. Diciamo che questa bella chiesa neogotica la mettiamo nelle mani della città: un uso religioso limitato a due-tre ricorrenze fondamentali del mondo protestante, poi massima apertura a un utilizzo pubblico civico». Quella della fondazione è un'idea che viene guardata con favore anche dal Comune: lo conferma Mario Tredici, assessore alle culture (e mai come in questo caso il plurale c'azzecca bene).
«E' stata avanzata - sottolinea - in un incontro che ho avuto con la Congregazione olandese-alemanna e una delegazione del Lions che sta seguendo il problema. Il Comune è disposto a far parte della fondazione, magari coinvolgendo altre realtà pubbliche, e chiamando a raccolta l'arcipelago dei club. Ci stiamo lavorando: il notaio sta mettendo a punto una ipotesi di statuto. Intanto, c'è da trovare tutti insieme i fondi quantomeno per la messa in sicurezza». La chiesa potrebbe ospitare concerti, ad esempio: ciascun tempio protestante è nuda architettura perché il culto si tiene alla larga dal moltiplicarsi di immagini sacre che contraddistingue invece la religiosità cattolica. Ma invece l'acustica è in genere magnifica perché il canto degli inni è di grande importanza. «Se ben ricordo, tanti anni fa nella nostra chiesa ha suonato anche una star internazionale del violino come Uto Ughi», aggiunge Weatherford..
La fondazione servirebbe anche a evitare che gli impegni presi restino lettera morta: «La comunità olandese alemanna - dice - l'ha già sperimentato quando negli anni sessanta ha venduto l'area alle spalle della chiesa dov'è stato costruito un fabbricato. Era previsto che ci dessero un appartamento e che facessero la manutenzione della chiesa, invece né l'uno né l'altro. E perdipiù, in questa zona di terra di riporto, il palazzo "spinge" verso il Fosso dove però il terreno è consolidato e la chiesa subisce il contraccolpo statico di questo effetto sandwich». L'interno è un'apocalisse: lo "scheletro" è rimasto in piedi ma, quanto al resto, i crolli si susseguono come nel domino. Le due pietre lassù alla facciata non sono l'unico guaio in vista: anche i pinnacoli ai lati dell'ingresso sono ormai agganciati solo chissà come.
E il muro a destra è schiantato da una crepa talmente grande da ospitare un cespuglio che sembra quasi un albero.
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