Il Tirreno

Livorno

Aziende comunali solo 3 donne nei posti di potere

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 LIVORNO. Il mondo della politica è un po' troppo al maschile. Ma sono quasi un esempio di parità uomo-donna se messo a confronto con i vertici delle aziende delle "Partecipazioni municipali": 79 maschi e appena 3 donne.  Va appena un po' meglio se dai consigli d'amministrazione (che hanno in mano i compiti gestionali operativi) si passa ai collegi sindacali (che hanno competenze soprattutto di controllo): se nel primo caso la presenza femminile non arriva neanche al 4%, in questo secondo campo - con 28 uomini e 5 donne - la percentuale arriva al 15%. Ma non sfugge a nessuno dov'è concentrato il potere reale.  A metterlo in evidenza è Arianna Terreni (Pd), che a Palazzo civico guida l'ottava commissione consiliare (che si occupa di parità d'accesso e politiche femminili) e oggi pomeriggio ha in agenda riunione in tandem con la prima commissione proprio su questi temi. A cominciare dalla proposta di legge Golfo-Mosca «avanzata - spiega Terreni - in modo bipartisan in Parlamento per l'introduzione graduale di "quote rosa" nei consigli di amministrazione delle società pubbliche e private: 20% di donne tra un anno, per poi raggiungere il 30% tra quattro anni».  La presidente della commissione segnala papale papale che sono «a dir poco sconcertanti» i numeri sull'effettiva presenza di donne nelle stanze che contano delle società (pubbliche e private), enti, Fondazioni e Agenzie: «Sotto il 6%, sia a livello nazionale che nelle varie realtà locali». Ma aggiunge: «Non credo sia un problema imputabile al governo nazionale, regionale o comunale di turno ma ad una mancanza di modernità e allo scarso rispetto delle pari opportunità insito nella mentalità italiana ereditata da un passato culturale patriarcale e maschilista».  Per Terreni quest'attenzione al rispetto delle pari opportunità di genere e di partecipazione delle donne sia alla vita lavorativa che a quella politica non va vista come una richiesta «né di corsie preferenziali né di privilegi». E torna alla carica: «Chiediamo semplicemente di affermare i nostri diritti, assumere le nostre responsabilità e occupare spazi per poter dimostrare le nostre capacità e portare lo sguardo delle donne e il loro modo di vedere i problemi e organizzare il lavoro dentro quelle assemblee all'interno delle quali si decidono le politiche e le linee dei vari enti».

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di Redazione web