Il Tirreno

Livorno

Guai se gli investimenti frenano

L’esultanza del Comitato acqua bene comune dopo il trionfo del sì al referendum
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L’esultanza del Comitato acqua bene comune dopo il trionfo del sì al referendum

Del Nista (Asa): temo l'effetto boomerang, si rischiano contraccolpi

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LIVORNO. La straordinaria vittoria del fronte del sì nei referendum sull'acqua riporta sul tavolo la richiesta di ri-pubblicizzare l'Asa dopo che nel 2004 il 40% era stato venduto all'ex municipalizzata di Genova (che poi si è "sposata" prima con Torino e poi con l'Emilia). Senza contare la diffusa aspettativa che l'esito referendario porti a un abbassamento delle tariffe.  Fabio Del Nista, presidente Asa, prende la parola per segnalare che «in realtà almeno nell'immediato difficilmente cambierà qualcosa». Lo dice senza far mistero che lui le schede nell'urna non le ha messe («lunedì mattina ho visto che il quorum era ormai raggiunto»): avrebbe votato due "no" sull'acqua, incerto sul nucleare e "sì" contro il legittimo impedimento. E sottolinea: «Io devo gestire un'azienda e devo tenere in equlibrio la gestione: ci si riesce agendo o sulla finanza pubblica (tramite il fisco) o sulle tariffe. A meno che non si pensi che debba essere il Comune in prima persona a tirar fuori i soldi per gli investimenti. Ma come, se le casse municipali sono ovunque al verde? E come la mettiamo con i vincoli del patto di stabilità?».  Del Nista ce la mette tutta per sgombrare il campo da un'idea: che acqua pubblica significhi acqua gratis. «Livorno l'acqua la prende da Pisa e da Lucca. Ma credete che non se la facciano pagare? E quest'anno la Provincia di Pisa ha decuplicato la tassa di emungimento pozzi...».  «Il nostro socio Iren - avverte - non è esattamente un privato, visto che nasce dalla costola delle ex municipalizzate di Genova, Torino e emiliane. Comunque riportare l'Asa totalmente in proprietà dei nostri Comuni significherebbe prima di tutto rendere il capitale investito: il 40% di 28 milioni di euro».  Il referendum sulle tariffe idriche cancella il 7% di remunerazione garantita. Ma per Del Nista è illusorio credere che le bollette caleranno del 7%. Anzi, va al contrattacco sugli effetti-boomerang che tutto questo rischia di avere sugli investimenti: «Genova mette i soldi nel capitale, mica negli investimenti. Quelli li facciamo indebitandoci con le banche e il 7% copre a malapena gli interessi: il finanziamento di 74 milioni di euro ottenuto nel giugno dello scorso anno dal sistema bancario mette in moto un ingranaggio finanziario tale da creare 230 milioni di lavori sul territorio». Aggiungendo poi un timore: «Guai se eventuali incertezze mandassero in fibrillazione i rapporti con le banche e creassero intoppi a questo meccanismo di investimenti».  Il presidente Asa ipotizza un possibile doppio contraccolpo. L'uno, sull'apparato economico locale: perché «si tratta di appalti che in larga parte riguardano piccole e medie imprese del territorio». L'altro, sul servizio in una zona delicata come Piombino: «Entro la fine del prossimo anno bisogna sistemare i livelli di boro presenti nell'acqua. E' un investimento da 20 milioni di euro, 5 ce li mette la Regione: e il resto chi?». Per intendersi: è in ballo il fatto che l'acquedotto rientri nei parametri stabiliti perché l'acqua sia giuridicamente potabile.

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